Atene – La tirannide di Pisistrato


Pisistrato era di origine nobile, ma aveva partecipato alle lotte politiche nel campo democratico. Era un abile oratore e trascinatore di masse: in breve fu l’idolo dei marinai del Pireo, dei contadini dell’Attica, degli operai del Ceramico, ai quali prometteva una vera riforma democratica dello stato.
I nobili (ed anche i ricchi non nobili) si accorsero che Pisistrato rappresentava un grave pericolo per i loro interessi e riuscirono a farlo esiliare, ma Pisistrato organizzò un esercito e tornò trionfalmente in Atene, accolto con entusiasmo dalla popolazione, che lo proclamò capo dello Stato.
Pisistrato rimise in vigore le leggi di Solone, confiscò i beni dei nobili e dei ricchi che lo avevano ostacolato e li distribuì ai suoi soldati, ai marinai, agli operai, ai contadini.
Contemporaneamente, con nuove leggi, protesse le attività dei piccoli e medi commercianti, migliorò le condizioni di vita e di lavoro dei «teti». Si ebbe, in definitiva, una svolta in senso più democratico in Atene. Dal punto di vista politico, però, si fece un passo indietro: infatti, con Pisistrato, il potere non fu più in mano ad un’assemblea popolare, ma fu nelle mani di un uomo solo.
Il regime instaurato da Pisistrato viene detto, infatti, tirannide (dalla parola greca «tirannos», che significa «sovrano»).
Oggi noi usiamo la parola «tirannide» per indicare «oppressione», prepotenza, «dispotismo»; allora significava semplicemente «governo di un uomo solo». Nel caso di Pisistrato le cose andarono abbastanza bene, poiché si trattava di un capo intelligente, equilibrato, ed Atene ritrovò sotto di lui ordine ed equilibrio.

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