Successione di Augusto - Tiberio e Caligola
Alla morte di Augusto si pose il problema della successione, in quanto Augusto non aveva lasciato figli maschi. In un primo tempo Augusto aveva pensato di designare come successore Agrippa, suo collaboratore, al quale fece sposare la figlia Giulia, ma Agrippa morì ed Augusto designò Tiberio, che la moglie Livia aveva avuto dal primo marito, Tiberio Claudio Nerone.
Con Tiberio possiamo parlare di impero vero e proprio, in quanto quelle preoccupazioni di non urtare la suscettibilità dei repubblicani che avevano spinto Augusto ad essere molto cauto nella sua azione politica, ormai non sussistevano più. Erano passati molti anni, nuove generazioni si erano avvicendate in Roma, ove ormai della repubblica esisteva solo un vago ricordo.
Con Tiberio si ha dunque una monarchia assoluta, in cui l’unico a comandare è l’imperatore; al senato, infatti, venne in questo periodo tolto ogni potere.
La nuova situazione determinò varie conseguenze: si formò, ad esempio, una nuova classe sociale, quella dei funzionari dello Stato, che divennero le persone più importanti, in quanto attraverso di esse si esercitava il potere dell’imperatore.
Grande importanza acquistò l’esercito, altro pilastro del potere imperiale. Ufficiali e soldati, consapevoli di questa importanza, avanzavano pretese di ogni sorta, che l’imperatore era costretto a soddisfare, alimentando così indisciplina e corruzione nell’esercito.
Tiberio non fece buon uso del potere assoluto. Circondato da consiglieri e collaboratori malvagi, i quali ne acuirono la naturale diffidenza, si rese responsabile di vari delitti, alcuni dei quali compiuti in danno di persone della sua stessa famiglia.
A Tiberio successe il nipote Gaio, che era soprannominato «Caligola», cioè «Scarponcello», in quanto suo padre Germanico sin da piccolo lo portava tra i soldati e gli faceva calzare piccole scarpe militari («caligae»).
Caligola aveva 25 anni quando salì al potere. Inizialmente, sembrò volesse governare con una certa saggezza, poi dette segni di squilibrio mentale: fece uccidere parecchie persone, pretese di essere adorato come un dio, fece eleggere senatore il proprio cavallo «Incitatus», sperperò enormi somme per organizzare una grottesca spedizione militare in Germania che non approdò a nulla. Nel 41 a.C. i pretoriani ed altri funzionari, stanchi di un simile pazzo, lo fecero assassinare a pugnalate.
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