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Stalin al potere

Salito al potere nel 1924 dopo la morte di Lenin e la sconfitta di Trotzkij, Stalin volle subito trasformare l’URSS in una grande potenza industriale.
Per fare ciò, dovette come prima cosa mettere fuori gioco i kulaki, o facendoli uccidere o costringendoli ai lavori forzati. Come seconda cosa fece deportare tutti i contadini poveri del territorio in grandi fattorie di proprietà dello Stato.
Tra il 1926 ed il 1939 circa 24 milioni di contadini diventano operai per lo Stato. Stalin mise poi in atto piani di sviluppo quinquennali grazie ai quali l’industrializzazione dello Stato procedeva a gonfie vele.
Quella che raggiunse un grado di sviluppo più elevato fu l’industria pesante, soprattutto di macchinari per l’industria ed armi. Gli operai pur lavorando per moltissime ore consecutive ricevevano salari molto bassi, a causa dell’investimento di grossi capitali per la nascita di nuove imprese. Tuttavia andava espandendosi l’idea che le paghe sarebbero risultate proporzionali alla quantità di lavoro svolto e che gli operai più produttivi sarebbero stati nominati "eroi".

Nel 1939 l’URSS veniva riconosciuta potenza industriale ad alti livelli.
Nel frattempo però l’opposizione continuava la sua protesta tanto che tra il 1936 ed il 1938 vennero attuate le purghe, ovvero epurazioni ed eliminazioni di milioni di oppositori, alcuni vennero deportati in Siberia in campi di concentramento chiamati gulag o costretti ai lavori forzati, altri, la maggior parte, uccisi. Stalin tuttavia era considerato dalla maggior parte degli abitanti un capo infallibile, per il semplice fatto che nessuno era a conoscenza di tali crimini.

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