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Sport e spettacoli pubblici nell'antica Roma


A Roma lo sport non aveva una funzione educativa e religiosa come in Grecia, ma fu sempre praticato e vissuto soprattutto come puro divertimento. Sul finire della repubblica, e poi durante l’impero, esso divenne un importante mezzo per ottenere il consenso e l’approvazione della plebe, scontenta e desiderosa di dimenticare le difficoltà quotidiane. Col passar degli anni il numero degli spettacoli nelle arene e nei circhi crebbe finché nel 354 d.C. si arrivò a 177 giorni di spettacoli, praticamente uno ogni due.
Si trattava sempre di spettacoli di un agonismo esasperato, e spesso violenti e crudeli.
L’atletica di tipo greco, infatti, non ebbe mai un gran seguito nel mondo romano, mentre furono molto diffusi il pugilato e la lotta. Ebbero grande popolarità anche le corse dei cavalli, le maggiori delle quali si svolgevano nel circo Massimo, che dovette essere ampliato più volte, fino a contenere 25.000 persone. Sulle corse dei cavalli si usava scommettere molto, fino a vincere o perdere delle vere fortune.
Ancor più apprezzati erano gli spettacoli dei gladiatori, in cui si affrontavano due uomini armati, oppure un uomo e un animale feroce. Ogni città aveva un anfiteatro in cui si organizza va questo tipo di giochi. A Roma il più grande era l’Anfiteatro Flavio (oggi lo conosciamo meglio come Colosseo), che aveva ben 45.000 posti a sedere, più oltre 5000 in piedi.
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