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Seconda rivoluzione industriale

Dopo la crescita economica del 1850-1870, a partire dal 1873 l’Europa entrò in una fase di depressione economica, in tutti i suoi settori (agricolo, dato che era presente la concorrenza con i prodotti statunitensi, industriale, dato che si verificò una crisi di sovrapproduzione, ecc...).
L’Europa, per proteggere la sua economia, mise attuò due piani:
• Tariffe doganali protezionistiche, per scoraggiare l’acquisto americano;
• Intervento statale diretto.

Alla fine dell’800 l’Europa si diede all’espansione coloniale, un altro metodo per accrescere lo sviluppo, oltre alle innovazioni tecnologiche (motore a scoppio di Diesel e Benz) e della riorganizzazione del sistema industriale.
La concentrazione delle industrie creò monopoli e trust.
Sempre in questi anni vennero scoperte due nuove forme di energia: l’elettricità e il petrolio, e inoltre si diffuse la “moda” dell’acciaio, una lega del ferro e del carbonio.

Il mondo del lavoro venne a dir poco rivoluzionato, e con esso anche il modo di lavorare in fabbrica, un esempio lampante può essere l’industria automobilistica.
Nacque la catena di montaggio, che elevò all’ennesima potenza la produzione di prodotti in tempo breve. Questo fu chiamato sistema fordista, che accelerò i processi di produzione e abbassò i prezzi, prezzi che erano molto raggiungibili dalle persone di media borghesia e anche da parte degli operai.
Nacque anche il cinema, la radio e perfino la pubblicità, tutti mass media dell’epoca.
La società di quegli anni diventò, in un certo senso, una società di massa.

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