Seconda guerra persiana


La vittoria nella prima guerra persiana ebbe conseguenze positive per Atene; dimostrò infatti a tutti i Greci che i Persiani non erano quegli imbattibili, terribili guerrieri che tutti credevano, e dimostrò anche che, in Grecia, non solo Sparta era una grande potenza militare. Il prestigio di Atene aumentò notevolmente.
Un grande arconte, Temistocle, prevedendo che i Persiani sarebbero tornati all’attacco, e per evitare che sì ripetesse ciò che era accaduto all’epoca della prima guerra (cioè il fatto che i Persiani erano giunti indisturbati sin sulle coste elleniche) Si batté per un ampio programma di costruzioni navali. Occorreva una flotta da guerra numerosa e bene attrezzata, per fermare le navi persiane in alto mare. Vennero così costruite cento triremi da guerra.
Temistocle aveva previsto giusto; nel 486 il nuovo re dei Persiani, Serse, messo insieme il più grande esercito che si fosse visto sino a quel momento (si parla di cinque milioni di uomini) e la più grande flotta (oltre mille navi) mosse contro la Grecia.
L’esercito Persiano avrebbe dovuto invadere la Grecia dal Nord, la flotta avrebbe dovuto sbarcare altre truppe persiane a Sud, in maniera da prendere i Greci in una specie di tenaglia.
A questo punto tutte le «poleis» elleniche, compresa Sparta, capirono che la situazione era grave e si verificò quello che mai s'era verificato prima, nella storia greca, e che mai più si sarebbe verificato poi: l’unione di tutte le «poleis», che parteciparono all’assemblea di Corinto. Tutte mandarono truppe, ed il comando dell’esercito unito venne affidato al generale spartano Leonida.

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