Battaglia di Salamina


La caduta delle Termopili aprì ai Persiani la strada della Recide, dell'Attica: l’esercito di Serse straripò verso il Sud, seminando distruzione e morte. In Atene la «Bule» prese la decisione drammatica di far sgomberare la città. Nel frattempo Sparta decideva di richiamare le proprie truppe per la difesa del Peloponneso ed Atene restava nuovamente sola.
Fortunatamente c’era la grande flotta voluta da Temistocle. A pochi chilometri dal Pireo, nel golfo di Egina, vi è l’isola di Salamina: lì le navi sbarcarono la popolazione di Atene e nel piccolo stretto che separa l'isola dal continente attesero l’arrivo delle navi persiane. Intanto i Persiani entravano nella città deserta, la saccheggiavano; poi Serse scagliò le sue navi contro quelle dei Greci.
Avvenne quello che Temistocle aveva previsto: nello stretto canale le grandi navi dei Persiani restarono imbottigliate, senza la possibilità di manovrare. Assalite dalle agili e più piccole triremi ateniesi, molte colarono a picco, altre si speronarono tra loro. Serse, che si era fatto portare un trono d’oro dal quale assistere alla sconfitta dei Greci, dové invece vedere la disfatta dei suoi. Fra l’esultanza della popolazione ateniese che dall’isola seguiva la battaglia, le navi persiane superstiti fuggirono verso il mare aperto. La vittoria venne coronata da altri due successi: vista la ritirata dei Persiani, gli Spartani tornarono ad unirsi agli Ateniesi ed i loro eserciti congiunti, comandati dallo spartano Pausania, batterono a Platea i resti dell’esercito persiano, mentre la flotta ateniese sgominava definitivamente, presso il capo Micale, quanto restava della flotta di Serse.
Finalmente la Grecia poteva dirsi salva.

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