Rivolte colonie per l'indipendenza


Durante il corso del XIX secolo, oltre alle colonie spagnole, anche il Brasile si staccava dal Portogallo, ma pacificamente in quanto i sovrani portoghesi concessero l'indipendenza alla colonia, purché mantenesse sul trono un imperatore della dinastia regnante in patria.
Il Messico, che era insorto insieme alle colonie dell'America centrale, si divise in due parti: quella del Nord venne incorporata (dopo un conflitto) dagli Stati Uniti, quella del Sud si trasformò in stato indipendente.
Il solo popolo che riuscì a conquistare l'indipendenza ai primi del secolo fu quello greco.
In Grecia era molto forte il movimento per la liberazione dall’oppressione turca; nella penisola erano nate numerose e forti società segrete, delle quali la più importante fu l'Eteria.
La borghesia mercantile e commerciale greca, la quale non poteva sviluppare i propri affari a causa del durissimo governo turco, gettò nella lotta di liberazione tutti i suoi mezzi. Uno dei capi della lotta fu Alessandro Ipsìlanti, il quale riuscì ad ottenere l’appoggio dello zar di Russia (il quale vedeva di buon occhio un indebolimento dei Turchi, pericolosi confinanti col suo paese). La insurrezione dei Greci (che vennero aiutati da patrioti accorsi da ogni parte dell'Europa, ad esempio il poeta inglese Giorgio Byron e il patriota italiano Santorre di Santarosa), nonostante le terribili repressioni messe in atto dai Turchi, ottenne buoni risultati. La causa greca fu appoggiata anche dagli Inglesi (che per ragioni commerciali erano ostili ai Turchi), i quali addirittura inviarono una flotta che batté quella turca nella battaglia di Navarino. I Turchi dovettero così riconoscere l’indipendenza della Grecia (1827) che divenne un regno, governato da Ottone I di Baviera, sovrano gradito sia all’Inghilterra che alla Russia.

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