XIX secolo - L'emigrazione e il socialismo
Lo sviluppo delle Industrie e della tecnica produsse conseguenze Importantissime sul mondo del lavoro.
Nelle nazioni più progredite si ebbe un bisogno enorme di mano d’opera da occupare nelle industrie in espansione. Solo in parte questa mano d’opera fu costituita da cittadini delia nazione produttrice; si preferì assorbire mano d'opera proveniente da nazioni meno progredite.
Il fenomeno si spiega facilmente. Nelle nazioni progredite industrialmente gli operai avevano conquistato da tempo leggi sociali, salari migliori, assistenza sanitaria, ragion per cui il loro lavoro veniva a costare più caro di quello degli operai provenienti da nazioni arretrate, i quali si accontentavano di salari più bassi e di condizioni peggiori.
Questa situazione determinò il fenomeno dell’emigrazione.
Si ebbero correnti di emigrazione interna (nella stessa nazione masse di lavoratori si spostano dalie regioni meno progredite verso quelle più progredite) e correnti di emigrazione esterna, cioè spostamenti da una nazione all’altra.
In Italia l’emigrazione interna si ebbe dai Sud verso il Nord (e tutt’oggi continua) mentre l’emigrazione esterna fu assai più massiccia e si diresse verso paesi europei altamente industria-lizzati (Inghilterra, Belgio, Francia, Germania, Svizzera) ma soprattutto verso l’America del Nord (Stati Uniti, Canada) e verso l’America del Sud (Argentina, Brasile).
Masse di emigranti partivano anche da altre regioni europee sottosviluppato (paesi balcanici, Irlanda, Grecia, Spagna) per recarsi in America.
Alla fine dei XIX secolo negli Stati Uniti vi erano 17 milioni di immigrati (di costoro 15 milioni vi restarono, divenendo cittadini americani), 4 dei quali provenienti dall’Italia meridionale
Il fenomeno dell’emigrazione ebbe varie conseguenze, fra le quali la più grave fu senza dubbio rappresentata dal fatto che, mentre alcune nazioni si arricchivano in maniera eccezionale (grazie anche all’opera di lavoratori stranieri), altre si impoverivano sempre di più.
Comunque l’aumento che si ebbe, in ogni paese, del numero dei lavoratori determinò il rafforzamento del movimento socialista in ogni parte del mondo.
Sappiamo che già si era avuta una svolta nel movimento operaio nel 1848, con la apparizione del «Manifesto del partito comunista» di Carlo Marx e con la conseguente affermazione del socialismo scientifico.
Per tutto il resto del XIX secolo il movimento socialista fece passi da gigante, sia dal punto di vista politico che da quello sindacale e sociale.
Net 1875 si costituì il partito socialista democratico tedesco, nel 1879 nacque in Francia il partito socialista (ad opera di Jules Guesde e Paul Lafargue), nello stesso periodo sorsero il partito socialista belga e il partito socialista spagnolo.
Nel 1883 Georgii Plechanov (un eminente marxista russo) fondava un gruppo politico che nel 1898 dava vita al partito socialdemocratico russo.
Nel 1882 in Italia (come vedremo meglio più avanti) sorse il partito operaio, dal quale derivò, nel 1892, il partito socialista Italiano.
In Inghilterra nel 1884 si crearono vari raggruppamenti a sfondo socialista moderato.
Tutti questi movimenti dettero vita alla seconda internazionale (1989), con sede a Bruxelles e con il compito di coordinare e dirigere tutta l'attività politica e sindacale dei socialisti nel mondo
Come si vede, ormai il movimento socialista e uscito dalle incertezze degli inizi, e divenuto un movimento politico (si sono infatti fondati dei partiti, i quali hanno come obiettivo la conquista del potere) e si e dato anche un coordinamento internazionale.

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