Concetti Chiave
- La costruzione della diga del Vajont iniziò nel 1957, ma gli studi iniziali non evidenziarono problemi significativi nonostante la possibilità di frane.
- Nel 1959, il geologo Edoardo Semenza segnalò pericoli di frana, mentre successivi studi rassicurarono sulla solidità del terreno, ma la frana del 1960 rivelò i rischi reali.
- Il 9 ottobre 1963, una frana di oltre 270 milioni di metri cubi scivolò nel bacino, generando onde devastanti che distrussero Longarone e causarono circa 2000 morti.
- I soccorsi iniziarono il 10 ottobre con l'intervento dei militari, ma solo 1500 dei circa 2000 dispersi furono recuperati, molti dei quali non identificabili.
- Nel 1971 si tenne un processo di Cassazione che confermò le condanne per i responsabili della tragedia, ma con pene ridotte per motivi di salute.
La costruzione della diga
Una montagna di fango e pietre distrusse il mondo, la storia, le vite della gente dei paesi devastati dalla costruzione della diga del Vajont.
I lavori di costruzione della diga cominciarono nel 1957 furono consultati i migliori specialisti internazionali per valutare i problemi di stabilità della roccia.
In questo primo studio non si rivelarono problemi anche se la conclusione fu che la riserva idrica poteva causare frane.
Scoperte geologiche e studi
Ma nel 1959 il geologo Edoardo Semenza scoprì in una ricognizione sul campo la presenza, nel versante sinistro, di evidenti pericoli, ipotizzando la possibilità' di una frana.
Mentre le ispezioni geofisiche del geologo prof. Pietro Caloi sembravano invece indicare nello studio successivo che la zona a sinistra della vallata fosse "eccezionalmente" solida.
Nel 1959 la diga fu terminata e si iniziò a riempire l'invaso, ma il 4 novembre 1960, con il livello del lago a 650 m.s.l., vi fu una frana di medie dimensioni (800.000 m³) sul versante sinistro; dopo questo evento si studiò il territorio e si proposero varie ipotesi per evitare frane ma tutte giudicate troppo costose e difficili da realizzare.
Eventi del 1960 e 1961
Nel 1960 ripresero gli studi geosismici e nel 1961 un modello in scala 1:200 del bacino del Vajont fu approntato e testato presso l'Università di Padova ipotizzando l'eventualità di una frana.
Fu considerato sufficiente per non dover temere né cedimenti della diga né svasi oltre la stessa da parte delle onde anomale generate, non più alte di una trentina di metri, corrispondenti a 40 milioni di m³ nel peggiore dei casi.
Ma nella realtà la frana fu di quasi 300 milioni di m³ (circa 8 volte il valore massimo previsto) e si mosse a velocità tripla di quella prevista; tutto ciò produsse un'energia cinetica di quasi 100 volte superiore al massimo previsto, e il livello dell'onda superò i 200 m sul coronamento della diga.
Nel frattempo furono impiantati dei marcatori di terreno per visualizzare i movimenti della frana.
La strategia fu lo svuotamento lento del bacino, da realizzare con molteplici manovre di diminuzione del livello, intervallate ciascuna da una pausa di alcuni giorni per dare il modo e il tempo al materiale di assestarsi nonostante il cambiamento di condizione idraulica.
Così, il movimento della frana quasi si bloccò in breve tempo, e non si sarebbe riattivata.
Tentativi di prevenzione
Dal 1961 al 1963 furono praticati numerosi invasi e svasi per limitare il più possibile le possibilità di smottamento del terreno circostante la diga.
Gli abitanti della zona denunciarono movimenti del terreno e scosse telluriche, inoltre venivano chiaramente uditi boati provenienti dalla montagna.
Alla fine dell'estate del 1963, poiché i sensori rilevarono movimenti preoccupanti della montagna, venne deciso di diminuire gradualmente l'altezza dell'invaso per cercare di evitare il distacco di una frana, e per evitare che una possibile frana potesse provocare un'onda che scavalcasse la diga.
Qual è la tragedia del 9 ottobre 1963?
Ma alle 22,39 del 9 ottobre 1963 si staccò dalla costa del Monte Toc una frana lunga 2 km di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e terra. In circa 20 secondi la frana arrivò a valle, generando una scossa sismica e riempiendo il bacino artificiale.
L'impatto con l'acqua generò tre onde: una si diresse verso l'alto, lambì le abitazioni di Casso e ricadendo sulla frana andò a scavare il bacino del laghetto di Massalezza; un'altra si diresse verso le sponde del lago e attraverso un'azione di dilavamento delle stesse distrusse alcune località in Comune di Erto e Casso e la terza ( 50 milioni di mc), scavalcò il ciglio della diga, che rimase intatta, ad eccezione del coronamento percorso dalla strada di circonvallazione che conduceva al versante sinistro del Vajont, e precipitò nella stretta valle sottostante.
Conseguenze e soccorsi
I circa 25 milioni di metri cubi d'acqua che riuscirono a scavalcare l'opera raggiunsero il greto sassoso della valle del Piave e asportarono consistenti detriti che si riversarono sul settore meridionale di Longarone causando la quasi completa distruzione della cittadina e di altri nuclei limitrofi e la morte, nel complesso, di circa 2000 persone .
Alle ore 5:30 della mattina del 10 ottobre 1963 i primi militari dell'Esercito Italiano arrivarono sul luogo per portare soccorso e recuperare i morti.
Tra i militari intervenuti vi erano soprattutto Alpini, alcuni dei quali appartenenti all'arma del Genio che scavarono anche a mano per riuscire a trovare i corpi dei dispersi.
Dei circa 2000 morti, sono stati recuperati solo 1500 cadaveri, la metà dei quali non è stato possibile riconoscere.
Processo e memoria storica
Dal 15 al 25 marzo del 1971 a Roma si svolge il processo di Cassazione, dove viene confermato il verdetto del processo di secondo grado, ma vengono ridotte le pene a Biadene e a Sensidoni: il primo è condannato a cinque anni di reclusione, il secondo a dieci mesi, ma in seguito a Biadene verranno condonati tre anni per problemi di salute.
Esistono anche dei video e delle foto sulla tragedia del Vajont:
E' stato girato anche un film sulla tragedia del Vajont: Vajont - La digadel disonore.
Domande da interrogazione
- Quali furono i principali problemi riscontrati durante la costruzione della diga del Vajont?
- Che eventi si verificarono nel 1960 e 1961 riguardo alla stabilità della diga?
- Quali misure furono adottate per prevenire una frana prima della tragedia del 9 ottobre 1963?
- Cosa accadde durante la tragedia del 9 ottobre 1963?
- Quali furono le conseguenze legali e la memoria storica legata alla tragedia del Vajont?
Durante la costruzione della diga, inizialmente non furono riscontrati problemi significativi, ma nel 1959 il geologo Edoardo Semenza segnalò potenziali pericoli di frana, evidenziando la possibilità di instabilità del versante sinistro.
Nel 1960 si verificò una frana di medie dimensioni e nel 1961 furono condotti studi geosismici che, nonostante le previsioni ottimistiche, non considerarono la reale possibilità di una frana di dimensioni enormi, che si sarebbe poi verificata nel 1963.
Tra il 1961 e il 1963 furono effettuati invasi e svasi per limitare il rischio di smottamenti, e alla fine dell'estate del 1963 si decise di abbassare gradualmente l'altezza dell'invaso per prevenire il distacco di una frana.
Alle 22:39 del 9 ottobre 1963, una frana di oltre 270 milioni di metri cubi si staccò dal Monte Toc, generando onde devastanti che causarono la quasi totale distruzione di Longarone e la morte di circa 2000 persone.
Nel 1971 si svolse un processo di Cassazione che confermò le condanne per i responsabili, riducendo però le pene. La tragedia è rimasta impressa nella memoria collettiva, con documentazioni visive e film che ne raccontano la storia.