Repubblica di Roma - Secessione della plebe


Dopo la mancata spartizione del bottino ottenuto con la vittoria sui Volsci e gli Equi, ufficiali e soldati plebei lasciarono l’esercito e si accamparono, in armi, sul monte Sacro, a cinque chilometri da Roma.
I patrizi furono preoccupati; non si capiva bene cosa intendessero fare i plebei: marciare su Roma, creare uno Stato indipendente? Fra l’altro i plebei erano più numerosi dei patrizi.
Si venne a delle trattative ed i plebei ottennero un primo successo.
Venne loro concesso di avere due rappresentanti, i tribuni della plebe, ai quali furono attribuiti:
- Il diritto di aiuto (cioè di aiutare la plebe proponendo leggi in suo favore);
- Il diritto di veto (cioè la facoltà di annullare, pronunciando la parola «veto», che significa: «io lo vieto», qualsiasi legge sembrasse contraria agli interessi plebei);
- Il diritto di coercizione (cioè il potere di fare imprigionare chiunque violasse le leggi emanate in favore dei plebei). Questi tribuni venivano eletti dai plebei, che si riunivano nei comizi tributi. Le decisioni prese nei comizi tributi erano dette plebisciti (cioè «decisioni della plebe») ed i tribuni dovevano farle trasformare in leggi dello stato.
Con queste riforme praticamente le strutture organizzative dello stato romano furono le seguenti: i cittadini che facevano parte dell’esercito, riuniti nei comizi centuriati eleggevano i consoli (capi dello stato, duravano in carica un anno) e i pretori (amministratori della giustizia, duravano in carica un anno); i plebei, riuniti nei comizi tributi, eleggevano i tribuni della plebe; consoli ed ex pretori andavano a far parte del senato, il quale proclamava la guerra, decideva sulle proposte dei consoli e dei tribuni.
Questo sistema lasciava ancora ai patrizi molto potere, in quanto erano nelle loro mani consolato e senato.

Hai bisogno di aiuto in Storia per le Medie?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email