Repubblica Italiana - Sovranità popolare

Impedire che in una società vi siano ingiustizie e disuguaglianze è una delle maniere per difendere la società stessa.
A ciò debbono provvedere direttamente coloro che la società ha delegato ad amministrare e governare, cioè gli uomini politici, i legislatori, i dirigenti.
Ma tutti gli altri componenti del corpo sociale debbono concorrere alla difesa della società, ciascuno nei modi e nelle forme che gli competono.
Importantissimo è, ad esempio, il modo con cui la società sceglie chi dovrà governare e amministrare.
La Costituzione Italiana a questo proposito è molto chiara.
Nell’articolo 1 si dice: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
In questo articolo si precisa un concetto fondamentale; «la sovranità appartiene al popolo».
Cosa significa ciò?
Bisogna chiarire in primo luogo che cosa si intende per «sovranità». Sostanzialmente questa parola significa: diritto di comandare.
In una società di liberi e di eguali nessuno in particolare può avere diritto di comandare, altrimenti avremmo immediatamente una situazione ingiusta: se c’è qualcuno che comanda ci sono altri che ubbidiscono, non esiste quindi uguaglianza fra i componenti della società.
Perciò le società che si sono date governi monarchici, o oligarchici, o aristocratici, o assolutistici, o totalitari non possono essere considerate società giuste.
Una società di liberi e di eguali non può avere che un governo repubblicano (cioè formato da molte persone scelte dalla società intera o da una parte di essa) e democratico (cioè un governo in cui la sovranità appartiene esclusivamente al popolo nella sua interezza).
In una società di liberi e di eguali, infatti, tutti hanno diritto di comandare, in maniera uguale: «la sovranità appartiene al popolo».

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