Piemonte costituzionale e Cavour


Dopo i moti, mentre in tutta Italia i patrioti pagavano con la forca, il carcere, l'esilio, la loro partecipazione al movimento di liberazione nazionale, nel Piemonte, che conservava lo Statuto del 1848, la borghesia e la monarchia (quest'ultima nella persona di Vittorio Emanuele II) si preparavano ad affrontare nuovamente, ed in maniera più organizzata, il problema dello stato nazionale.
Gli avvenimenti del 1848 e degli anni precedenti avevano dimostrato che l’Indipendenza e l’unità non si potevano ottenere con le sommosse e le insurrezioni parziali, con i piani mazziniani. Occorreva organizzare un saldo esercito, intessere rapporti diplomatici con le potenze mondiali, organizzare lo Stato in modo che tutte le risorse fossero utilizzate per una guerra moderna ed efficace.
Tutto ciò venne compreso da Camillo Benso di Cavour, il quale, dopo un breve governo d'Azeglio, e dopo una parentesi come ministro dell’agricoltura, era diventato presidente del consiglio dei ministri nel 1852, in Piemonte.
Cavour (1810-1861) era stato ufficiale nell’esercito piemontese, poi s’era dimesso e si era dedicato allo studio dell’economia e della politica, riuscendo, fra l'altro, a trasformare i possedimenti agricoli della propria famiglia in tenute modernissime, applicando i sistemi di conduzione agricola più progrediti, usati soprattutto in Inghilterra.

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