Oppida e Populi nel Lazio


Il Lazio (questo nome deriverebbe dal latino « latus » = esteso) era ed è una regione abbastanza fertile, pianeggiante, priva di confini naturali (montagne, grandi fiumi), solcata da un fiume dì media grandezza (il Tevere).
Le sue caratteristiche (vastità, fertilità, mancanza di difese naturali) condizionarono la vita degli uomini che vi abitarono.
La loro attività principale fu l’agricoltura, la loro preoccupazione primaria fu quella della difesa; difesa dagli uomini ma anche da alcune difficoltà naturali. La mancanza di pendìo di gran parte della regione laziale, infatti, determinava lo stagnare dell'acqua in molte zone, originando acquitrini malarici ed estese paludi.
Tutto ciò spinse i primi abitatori del Lazio a creare i loro centri abitati nei luoghi più elevati, sui colli; su tutte le alture del Lazio sorsero così grossi agglomerati umani, che a volte occupavano una superficie anche di 40 km2; venivano chiamati « òppida », ed erano cintati da mura.
Un «oppidum» comprendeva, entro la cerchia muraria, le case degli abitanti e le terre da coltivare e seminare, che erano di proprietà comune (si chiamavano infatti ager publicus, terra pubblica). Entro le mura si svolgeva la vita, con un rudimentale commercio in natura, in cui l’unità di scambio e di valutazione era rappresentata da una pecora.
Nell’antichissimo Lazio v’erano circa una sessantina di «oppida»; col passare del tempo molti «oppida» si unirono fra loro, abbattendo le vecchie mura e costruendo nuove fortificazioni. Nasceva così un agglomerato assai più vasto; questi «oppida» si chiamarono «populi» e ingranditi presero a unirsi tra loro in leghe e federazioni.

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