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OLOCAUSTO


Dalla metà del XX secolo la parola “Olocausto” prende il significato di un fenomeno storico molto importante, quello dello sterminio nazista verso tutte le persone ritenute appartenenti a quelle categorie chiamate “indesiderate” (ebrei, comunisti, testimoni di Geova, zingari, omosessuali, oppositori politici, disabili fisici e mentali). Ciò provocò la morte di 15 milioni di persone in pochi anni.
L’Olocausto si concentrò sugli ebrei, ed è da lì che venne più precisamente chiamato “Soluzione Finale”, o “Shoah” che in lingua ebraica significa “catastrofe, distruzione”.
Gli ebrei che furono vittime furono tra i 5 e i 6 milioni. In Germania riuscirono a sterminare due terzi degli ebrei residenti in Europa. Questi ebrei venivano deportati in infrastrutture specializzate, ossia i campi di sterminio o di distruzione, chiamati dagli ebrei “soluzione finale della questione ebraica”, durante la seconda guerra mondiale. Dentro questi campi erano presenti strumenti di tortura e di morte per uomini, donne e bambini (per esempio: camere a gas, forni crematori ecc.). Venivano fatte liste di vittime presenti, future e potenziali. Cercavano di trovare metodi sempre più convenienti per uccidere in massa, dalla fucilazione all’avvelenamento. La Shoah è stata un vero e proprio genocidio.
I campi di concentramento, invece, erano i campi di lavoro, in cui venivano mandati i restanti “indesiderati”.
Tutto ciò durò 12 anni e fu l’opera di Adolf Hitler, che approfittò inizialmente della Germania in un periodo di crisi per la sconfitta della Prima Guerra Mondiale, con scarsi risultati, e dopo la morte del presidente, che fu il momento in cui egli instaurò un regime dittatoriale. Cercando di conquistare altri paesi, riuscì a scatenare la Seconda Guerra Mondiale e anche a perderla. E fu anche autore di questa politica razzista, che portò all’Olocausto.

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