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Come la tradizione attribuì a Romolo la Costituzione che divideva il popolo nelle due classi dei patrizi e dei plebei, così si crede che sia opera di un altro re, probabilmente leggendario, la suddivisione del popolo secondo i mestieri. Si dice che Numa Pompilio fosse un re di stirpe sabina e che si dedicasse all’organizzazione civile della città:fu lui a favori re la divisione della popolazione in base al mestiere esercitato.

Ma di tutte le idee politiche di Numa la più ammirata fu la suddivisione del popolo per mestieri. La popolazione della città era costituita da due stirpi (sabina e latina) che non intendevano unificarsi in alcun modo, né cancellare le differenze che le separavano molto. Di qui un ripetersi di scontri e di liti.
Numa decise di suddividere l’intera popolazione in un numero maggiore di parti, come quando si vogliono mescolare sostanze per natura inconciliabili e rigide e che bisogna rompere in pezzettini minuti, visto che in piccole porzioni aderiscono meglio l’una all’altra. Così facendo avrebbe introdotto altre differenze, facendo scomparire la prima e più grande, disperdendola fra le minori.
Il popolo fu diviso per mestieri in flautisti, orefici, carpentieri, tintori, cuoiai, conciatori, fabbri e va- sai e in un’altra corporazione che comprendeva tutti i mestieri rimanenti. A ciascun ordine assegnò assemblee e culti divini appropriati. Così finalmente scomparve dalla città l’usanza di chiamarsi chi sabino e chi romano; la suddivisione diede origine a un armonioso amalgama di tutti i cittadini.
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