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L'Italia dopo la prima guerra mondiale era considerata si una vincitrice, ma una vincitrice incompleta, venne marcato il termine: "vittoria mutilata", infatti tra le cose che erano state promesse all'Italia dall'Inghilterra e dalle altre nazioni alleate, prima dell'entrata in guerra dell'Italia, molte non sono state mantenute. All'Italia vennero promessi premi in denaro e crediti dall'Inghilterra, che poi non ricevette, i territori di lingua italiana, ma che erano sotto i possedimenti austro-ungarici, che furono concessi in parte, il Trentino Alto Adige non fu concesso, e solo perché l'Italia li aveva conquistati, la Dalmazia e Fiume, quest'ultima non è stata data all'Italia (come anche Fiume) e di conseguenza Gabriele D’Annunzio con alcuni reparti militari italiani occupò Fiume e la proclamò italiana.
Tutta la comunità internazionale condannò il gesto. Il governo di Giolitti, che si trovava in un periodo in cui doveva attraversare una serie di dure difficoltà, preso dall'indecisione e dalla non-contrarietà dell'intervento da parte del re, non fa nulla per impedire la marcia.

Poi però a causa delle forti pressioni, provenienti dagli altri Paesi, Giolitti ordinò a Gabriele D'Annunzio e al suo esercito che dovevano sgomberare Fiume, così si concluse il tentativo di D'Annunzio che però poi diede l'esempio ad uno degli avvenimenti più significativi della politica italiana: la marcia su Roma.

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