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Mentre l’Europa subì la sua seconda ondata di invasioni, la Germania attraversò un momento critico. Dopo la deposizione di Carlo il Grosso si scatenò una lotta tra i grandi feudatari tedeschi, finché riuscì a imporsi la casa di Sassonia: prima divenne re di Germania Enrico, poi, nel 936, suo figlio Ottone. Egli riuscì a neutralizzare gli altri feudatari e ottenne la corona del regno d’Italia [che allora comprendeva solo la parte settentrionale della penisola]. Nel 955 durante la battaglia di Lechfeld sconfisse gli Ungari.
Consolidato il proprio potere in Germania Ottone scese in Italia per sostenere papa Giovanni XII in conflitto con i feudatari locali che avanzavano sui territori della Chiesa. In cambio del suo appoggio, nel 962, fu incoronato dal papa imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. Questo impero non comprendeva la Francia.

Sotto Carlo il Calvo i feudi maggiori divennero ereditari. Per limitare il potere della nobiltà germanica e controllare il territorio dell’Impero Ottone I [chiamato il grande] coinvolse le autorità ecclesiastiche nelle attività di governo e amministrazione dei feudi imperiali tedeschi, creando i vescovi-conti, che esercitavano potere spirituale e temporale. Egli rivendicò il diritto di nominare i vescovi, compito che in realtà spettava alla Chiesa. Presa la decisione di affidare i feudi ai membri del clero, Ottone era certo di poter rientrare in possesso dei benefici, poiché vescovi e abati non potevano avere figli cui lasciarli in eredità. Ottone emanò nel 962 il Privilegium Othonis: questo decreto stabiliva che l’elezione del papa doveva avvenire solo con il consenso dell’imperatore e il pontefice aveva l’obbligo di incoronare imperatore solo membri delle grandi famiglie feudali tedesche. Ottone I intendeva trasformare il papa in un suo vassallo, ma questa politica creò forti contrasti tra l’impero e la chiesa. Nonostante gli sforzi di Ottone i suoi successori faticarono a respingere le rivolte dei grandi signori feudali. Ottone II, diventato imperatore nel 973, regnò solo 10 anni. Suo figli Ottone III cercò di ricreare l’antico impero romano in alleanza con la Chiesa, ma fu costretto a fuggire da Roma per una rivolta dei nobili della città, ostili al suo progetto. Morì senza eredi e la corona tedesca passò a Enrico II, ultimo esponente della casa di Sassonia.

La nomina dei vescovi-conti divenne uno dei maggiori motivi di conflitto tra papato e impero, definito come lotta per le investiture. Il papa non intendeva rinunciare alla propria facoltà di nominare vescovi e abati, mentre l’imperatore non voleva che fosse il pontefice a decidere chi doveva amministrare i territori imperiali. La lotta per le investiture rifletteva un problema più grande: stabilire se il potere del papa fosse superiore a quello dell’imperatore o viceversa.
Il duplice ruolo dei vescovi-conti creò una crisi profonda all’interno della Chiesa. I vescovi e gli abati che amministravano i feudi trascurarono i loro doveri spirituali: andavano a caccia, si dedicavano alla guerra e spesso non rispettavano il celibato. Crebbero la corruzione e la simonia, cioè l’uso di comprare e vendere le cariche ecclesiastiche. Per contrastare la decadenza del clero nacque un movimento di riforma che predicava la povertà e l’umiltà. Centro di questo rinnovamento fu l’abbazia benedettina di Cluny, in Francia, fondata nel 910: i monaci cercarono di applicare la Regola di San Benedetto, basata sulla fede e sul lavoro. Nacquero ordini monastici riformati. In Francia si diffusero i Certosini e i Cistercensi, in 9Italia i Camaldolesi e i Vallombrosani.
La riforma della Chiesa coinvolse la figura del pontefice che cercò di liberarsi dal condizionamento dell’impero e rafforzare l’autonomia del papato. Nel 1059 papa Nicolò II convocò un concilio in cui stabilì l’annullamento del Privilegium Othonis, decretando che l’elezione del pontefice doveva avvenire senza imposizioni da parte dell’imperatore. Il suo successore, papa Gregorio VII, reagì alle interferenze dell’impero emanando nel 1075 il Dictatus Papae (dichiarazione del papa). Questo documento affermava la superiorità del papa e stabiliva che solo il pontefice poteva nominare vescovi e abati. Nel Dictatus inoltre si riconosceva al papa il diritto di deporre gli imperatori.

Queste posizioni aggravarono i rapporti tra Chiesa e Impero, portando al culmine la lotta per le investiture. L’imperatore Enrico IV depose Gregorio VII, che a sua volta scomunicò l’imperatore. Temendo di perdere il trono, Enrico IV fu costretto a chiedere perdono al papa e si presentò come un penitente al castello della contessa Matilde di Canossa, dove Gregorio VII era ospite. Dopo tre giorni il papa ricevette l’imperatore e lo perdonò. La lotta per le investiture continuò fino al 1122, quando papa Callisto II e l’imperatore Enrico V stipularono il concordato di Worms che stabilì che il diritto di nominare i vescovi spettava solo al papa, mentre all’imperatore era concessa la facoltà di partecipare all’elezione dei vescovi.
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