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Lotta tra papato e impero nel Basso Medioevo


La premessa di questa contrapposizione va ricercata a partire dall’ottavo secolo, quando Pipino il Breve ( padre di Carlo Magno) fece consacrare il suo potere dal papa in cambio del suo intervento in Italia diventando così un re-sacerdote, e donò poi al papa parte delle terre conquistate rendendolo un papa-re.
Accadde così che entrambi erano investiti sia da un potere temporale che spirituale: sommando questi due poteri ne emergeva un potere universale e sia i papi che gli imperatori cominciarono a rivendicarlo in esclusiva. Ciò portò a uno scontro molto violento.
La lotta sembrò favorire gli imperatori quando nel 962 Ottone I di Sassonia aveva promulgato col consenso del papa un atto chiamato Privilegio ottoniano che diceva che nessuno papa poteva essere eletto senza il consenso dell’imperatore e che affidò una serie di feudi a vescovi e ad abati che di fatto erano dotati di autorità sia religiosa sia politico-militare diventando dei vescovi-conti. In questo modo di fatto la dinastia di Sassonia ebbe di fatto per quasi un secolo il potere universale.
Questa situazione finì quando venne eletto papa Gregorio VII che si propose di strappare il potere universale all’impero per ridarlo al papato e nel 1075 emanò un dictatus papae con cui stabilì che:
- Il papato era superiore all’impero sia nelle questioni spirituali che terrene
- Negava il diritto imperiale a nominare vescovi e papi
- Conferiva al papa il diritto di incoronare e deporre gli imperatori
A questo atto si oppose l’imperatore Enrico IV che nominò un antipapa. A questo punto il papa lo scomunicò e visto che molti feudatari e molte città lo abbandonarono e gli si ribellarono contro egli dovette implorare il perdono del pontefice. Per lui intercedettero l’abate di Cluny e la potentissima marchesa Matilde di Canossa,cugina dell’imperatore e amica e consigliera del papa. Il perdono fu concesso nel 1077.
Pochi anni dopo però Enrico IV si vendicò assediando Gregorio VII a Roma, salvato in extremis dai cavalieri normanni di Sicilia che però, una volta intervenuti, saccheggiarono anch’essi la città. Enrico IV nel frattempo nominò un altro antipapa e Gregorio VII fu costretto a fuggire e morì in esilio.
Il dictaus papae del 1075 segnò l’inizio della lotta per le investiture cioè la lotta tra papato e impero su chi avesse potere sull’altro. Si divisero così due schieramenti, i ghibellini che sostenevano l’imperatore e facevano capo alla Casa di Svevia, e i guelfi che sostenevano il papa e facevano capo alla Casa di Baviera. Tra le due parti si ebbero scontri violenti, finche la lotta per le investiture si concluse con il Concordato di Worms nel 1122. Dopo tale Concordato, in Italia i vescovi sarebbero divenuti proprietari terrieri solo dopo essere stati nominati dal Papa; in Germania, invece, l'Imperatore nominava feudatario di un terreno qualsiasi persona, che in seguito sarebbe stata nominata con il titolo ecclesiastico di vescovo dal Papa.
Tuttavia il conflitto si riaccese poco tempo dopo e si protrasse ancora per lungo tempo.
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