Ideologia Romantica


L’epoca della rivoluzione industriale ebbe delle ideologie corrispondenti alle necessità politiche e sociali.
Si può dire, grosso modo, che l’ideologia principale della prima metà del XIX secolo fu quella espressa dal grande movimento culturale, politico, artistico che viene chiamato del Romanticismo.
Il Romanticismo fu, in sostanza, un grande movimento rinnovatore che sosteneva la necessità di trovare vie nuove per la liberazione dell’uomo, soprattutto vie diverse da quelle proposte dall'Illuminismo, le cui idee in gran parte erano apparse irrealizzabili ed irrealizzate.
Il mito della ragione, la convinzione che si potesse costruire un mondo migliore fondandosi sulla ragione umana, erano stati messi in crisi sia dal mancato compimento della Rivoluzione Francese sia dall’atteggiamento assunto in Europa dalla parte più ricca della borghesia, che, una volta giunta al potere, non aveva esitato a ripetere ingiustizie, prepotenze, arbitri, esattamente come facevano un tempo nobiltà e clero. Addirittura la parte più forte della borghesia europea, per mantenersi al potere, si era accordata con quanto sopravviveva di nobiltà e clero, non esitando ad accettare, ad esempio, la Restaurazione dopo l’avventura napoleonica, cioè il ritorno dei vecchi sovrani incapaci.
Il Romanticismo lottò contro tutto questo. Sostenne che la ragione non è tutto, che l’uomo non è un robot ma va valutato anche per le sue capacità di fantasia, di sentimento, è un individuo che ama, odia, soffre; bisogna dunque tenere conto di tutto ciò nella realizzazione di una società. Il Romanticismo pose l’accento su un aspetto molto importante della condizione umana: quello del dolore, della sofferenza. Gli uomini soffrono, e la ragione non riesce ad eliminare le loro sofferenze: quali possono essere allora i rimedi al dolore? V’è un dolore universale, dovuto al fatto che l’uomo sa di essere fragile, limitato, piccolo di fronte al mistero di Dio e dell’esistenza della morte: a questo dolore si può rimediare solo con una profonda, sentita fede religiosa o con un atteggiamento forte, virile, cosciente nei confronti dei problemi che la vita riserva all’essere umano.
Il Romanticismo fu dunque religioso (ed anche in ciò si contrappose all’Illuminismo, il quale, fondandosi sulla ragione, escludeva la possibilità di una fede religiosa) e prospettò una soluzione umana al problema del dolore in una solidarietà sentita e viva (come ad esempio affermò Leopardi nella «Ginestra»).
V’è poi un dolore storico, causato dagli uomini, dalle ingiustizie, dagli egoismi, dai privilegi sociali. Contro questo dolore si può lottare facendo appello ad una profonda fede religiosa (il Cristianesimo non ci dice che dobbiamo essere tutti fratelli?) o ad una profonda solidarietà sociale (è nel periodo romantico, infatti, che nascono i primi embrioni dei movimenti socialisti).
Il Romanticismo si contrappose all'Illuminismo anche sul piano storico e sociale. L’Illuminismo era stato astratto, aveva pensato che tutti gli uomini sono eguali di fronte alla ragione, senza tener conto che, invece, vi sono profondissime differenze tra uomini e popoli, differenze dovute alla storia, alle tradizioni, alla cultura, alle religioni, alle usanze, ai costumi. Non era possibile pensare di creare un mondo di liberi e di eguali, una popolazione di cittadini del mondo (gli Illuministi sostenevano che non dovessero esserci patrie né divisioni territoriali fra gli uomini, essendo costoro tutti eguali), senza prendere coscienza dell’esistenza di quelle differenze; non si poteva creare con un colpo di bacchetta magica o con un tratto di penna l’eguaglianza umana nella realtà. Bisognava, invece, capire il perché delle differenze tra uomini e popoli, per poter poi trovare la soluzione dei problemi. Il Romanticismo vide infatti un enorme sviluppo degli studi e delle ricerche sui popoli, sulla loro cultura, sulle loro tradizioni, sulla loro storia. Inoltre il Romanticismo vide prevalere il concetto di patria (in contrapposizione a quello del cosmopolitismo illuminista) e ciò è logica conseguenza di quanto si è detto prima. Una delle cause del dolore storico era senza dubbio rappresentata dal fatto che molti uomini, per l’egoismo di altri, non avevano una patria. Occorreva dunque, come prima cosa, dare una patria a chi non la possedeva, aiutandolo nella lotta per la propria libertà.

Come si vede, anche su questi temi il Romanticismo riflette l’esigenza storica del XIX secolo che è quella della formazione degli stati nazionali là dove essi non esistono ancora.
Nella seconda metà dell’ottocento il movimento romantico sì modificò come si modificarono le strutture sociali.
Nella seconda metà del secolo gli stati nazionali, bene o male, vennero costruiti quasi dovunque, quindi questo problema storico non si pose più.

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