Colonialismo – Giappone


Il Giappone, ad esempio, nel 1889 trasformò il suo regime interno in una monarchia costituzionale: il Mikado (imperatore) governò con l’aiuto del Parlamento e nel rispetto della Costituzione. Questo cambiamento radicale fu dovuto alla potente spinta di una borghesia industriale e mercantile fortissima e di appartenenti alle vecchie classi nobili, convertitisi alle attività mercantili e capitalistiche.
Tutto ciò, grazie anche alle risorse naturali (carbone, ferro), all’abilità dei lavoratori, all’astuzia dei dirigenti (i quali cercarono di imparare tutto quanto potevano dagli Occidentali), fece sì che il Giappone divenisse la più forte potenza moderna dell’Estremo Oriente.
Ovviamente non era facile trasformare una potenza come il Giappone in una regione coloniale. Fu anzi il Giappone che si diede ad una politica coloniale (per reperire altre materie prime, per assicurarsi basi sul continente), occupando la Corea, l'isola di Formosa, assalendo la Russia che aveva creato una potente base navale a Pori Arthur, sulle coste della Manciuria. Ciò portò ad una guerra (1904-1905) che vide Port Arthur ed altre regioni asiatiche divenire giapponesi.
Nemmeno possibile fu, da parte degli Europei, rendere colonia la Cina, dove ci furono feroci reazioni contro ogni tentativo straniero di entrare nel paese (ad esempio si verificò l’azione dei Boxers, una setta segreta i cui adepti uccidevano senza pietà qualsiasi straniero capitasse in Cina).
Tuttavia la Cina non seppe rinnovarsi come aveva fatto il Giappone. Restò feudale, agricola, senza borghesia né industrie. Sì ebbe cosi in essa una specie di colonialismo indiretto: ad esempio Inglesi, Americani, Portoghesi esercitarono un’enorme influenza nel paese, dove investivano capitali, compravano prodotti, guidavano la politica dei deboli sovrani. In alcuni casi riuscirono anche a comperare delle basi, come Hong Kong (Inghilterra), Macao (Portogallo).
Una delle maniere più ignobili di sfruttare la Cina come una vera e propria colonia fu escogitata dagli Inglesi, i quali diffusero nella regione la triste abitudine di fumare l'oppio. Ben presto gli Inglesi divennero i maggiori esportatori di oppio in Cina (l’India britannica ne produceva grandi quantitativi), facendo così affari d’oro, ma abbruttendo e minando la popolazione cinese.
Non meno corrotta fu l’opera dei Portoghesi, i quali trasformarono Canton e Macao in vere città del vizio (droga, gioco di azzardo, divertimenti illeciti), guadagnando enormi quantità di danaro.
Nel 1876 la Gran Bretagna possedeva colonie per un’area di 22 milioni e 500 mila chilometri quadrati, con circa 252 milioni di abitanti; nel 1914 ne possedeva 33 milioni e mezzo di chilometri quadrati, con 394 milioni di abitanti.
Anche la Francia estese il proprio dominio coloniale a 10 milioni di chilometri quadrati e 55 milioni di abitanti.
La Germania, non appena costituitasi a Stato nazionale, cercò anch’essa di partecipare alla spartizione delle colonie, impadronendosi di Togo, Camerun, Africa sud-occidentale tedesca, Africa orientale tedesca. Verso la fine del XIX secolo anche il Belgio si costituì delle colonie in Africa, impadronendosi del Congo.

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