La crisi dell'Unione Sovietica e il crollo del Muro di Berlino

Una difficile crisi economica travagliava ormai da tempo l’Unione Sovietica, soprattutto a causa delle ingenti spese militari. L'economia era controllata in ogni settore dallo Stato, che decideva quantità e qualità della produzione. Se da un lato questo aveva impedito al formarsi di una concorrenza sfrenata tra imprenditori privati, sensibili solo al proprio profitto, dall'altro aveva causato un profonde ristagno dell'economia stessa: mancava la spinta a una produzione competitiva sui mercati interni e internazionali; i prezzi, imposti per legge, inducevano le aziende a produrre merci di scarsa qualità, senza preoccuparsi di rinnovare i macchinari e le tecnologie. La scelta del Governo di concentrare gli sforzi produttivi dell'industria pesante aveva inoltre determinato una cronica carenza di beni di consumo. Tutto ciò ebbe due conseguenze negative: la perdita di competitività nei confronti degli Stati Uniti sui mercati esteri e un diffuso e crescente malcontento da parte della maggioranza della popolazione, che tollerava sempre meno il basso tenore di vita cui era costretta. Presa coscienza della particolare pericolosità del momento, Michael Gorbacëv, divenuto segretario del PCUS nel 1985, iniziò un nuovo corso politico, detto perestrojka (“ricostruzione”), che prevedeva una riforma economica e una maggiore trasparenza (glasnost) nelle scelte del Partito Comunista, la fine della censura, la libertà di opinione e di stampa, la liberazione dei dissidenti politici.
Al cambiamento, però, si opponevano forti resistenze provenienti soprattutto dalla burocrazia, che attraverso il partito aveva avuto grandi vantaggi, e dall'esercito, che temeva il declino della potenza mondiale Sovietica. C'era, d'altra parte, chi criticava Micheal Gorbacëv per la ragione contraria: perché lo giudicava troppo timido nei tentativi di riforma. Il capofila di questi critici era Boris Eltsin, eletto nel 1991 presidente della Repubblica russa, personaggio dotato di grande carisma e molto popolare. Gorbacëv, a capo del Governo dell’Unione delle Repubbliche sovietica, aveva ora un avversario politico in Eltsin, capo del Governo della Russia, di gran lunga la più importante delle repubbliche. Gorbacëv strinse un accordo con il presidente americano, il repubblicano Ronald Reagan per la riduzione degli armamenti nucleari e decise sia di limitare la presenza sovietica nei Paesi del Patto di Varsavia, sia di ritirare, come vedremo, le truppe sovietiche dall'Afghanistan.Il 9 novembre 1989 gli abitanti di Berlino Est assaltarono e iniziarono a smantellare il Muro che da 28 anni li divideva dalla parte occidentale della città, dando inizio a una lunga catena di sconvolgimenti politici che avrebbero condotto alla fine della divisione dell'Europa in due aree contrapposte, al crollo dei regimi comunisti europei, alla morte del bipolarismo e, quindi, alla dissoluzione dell’ordine internazionale stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale.

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