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Il ruolo di Giovanni Giolitti

L'Italia fu dominata dalla figura di Giovanni Giolitti (1842-1928), un piemontese di orientamento liberale che resse il governo quasi ininterrottamente dal 1901 al 1914. Egli fu molto abile nel favorire lo sviluppo dell'industria del Nord e nel migliorare complessivamente l'amministrazione dello Stato. Viceversa, non fece nulla per migliorare le condizioni di arretratezza del Sud (considerandolo soltanto un serbatoio di voti), anzi favorì la corruzione e la violenza dei potenti locali. La sua scaltrezza politica servì per evitare, nel Nord Italia, l'uso dei mezzi repressivi contro i movimenti popolari, che erano invece prevalsi alla fine dell'Ottocento.
Gli scioperi e le preteste sociali erano in aumento, ma Giolitti mantenne un atteggiamento di neutralità in occasione degli scontri tra padroni e operai, considerandoli inevitabili della società industriale. Anziché reprimere le organizzazioni sindacali, Giolitti le favorì, perché riteneva che avessero la funzione di disciplinare la protesta operaia, che altrimenti sarebbe sfociare in episodi di violenza.
Nel 1906 fu fondata la Confederazione Generale del Lavoro (l'attuale CGIL), che riuniva a livello nazionale i sindacati delle diverse categorie (tessili, metalmeccanici). Quasi contemporaneamente era nata un'analoga associazione degli industriali, la Confederazione Italiana dell'Industria.

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