Età neolitica


Nell'età neolitica, la lavorazione della pietra è diversa rispetto al paleolitico: avviene per tornitura e levigazione. La produzione in minor tempo di arnesi efficienti produsse un notevole sviluppo dell'agricoltura, e questo sviluppo determinò un altro fenomeno, quello della differenziazione del lavoro. Prima un uomo faceva tutto da (era contadino, falegname, muratore): col passare del tempo dovendo curare sempre più e meglio Ia sua terra (bisognava creare canali per l’irrigazione, arare, seminare, potare, mietere, su distese di terreno sempre più vaste), l’agricoltore non poté più occuparsi di altre attività. Così gli uomini si specializzarono e ciascuno si dedicò ad un mestiere. La differenziazione del lavoro produsse un'altra conseguenza: lo scambio. L'agricoltore, infatti aveva bisogno del muratore, del falegname, costoro a loro volta avevano bisogno dell'agricoltore e di altri lavoratori specializzati. Si ebbero così scambi di prodotti o di prestazioni. In un primo momento gli scambi avvenivano in natura, poi si inventò il denaro, che si poteva indifferentemente scambiare con tutto.
Alcune piante coltivate dall’uomo neolitico furono: varie specie di grano, l'orzo, l’avena, la zizzania (in quantità), il miglio, le fave, le lenticchie, i piselli, il cavolo, il ravizzone, il papavero e il lino. I neolitici erano dunque abili agricoltori, essi cominciarono a coltivare il suolo con un bastone da scavo quindi passarono certamente all'uso della zappa, il falchetto neolitico di legno o di terracotta.

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