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Senza alcun dubbio, la lavorazione del rame rappresentò una determinante innovazione della tecnologia per lo sviluppo generale dei villaggi a quel tempo neolitici, ma nonostante questa innovazione presentò innumerevoli difetti: per esempio gli utensili in rame erano più fragili di quelli in pietra e degli altri materiali a quel tempo lavorati e allo stesso tempo erano più taglienti e più leggeri.
La lavorazione del rame avveniva per mano,ovviamente, degli artigiani neolitici, che fondevano i pezzi di roccia contenenti il minerale grezzo sopra citato in forni rudimentali a temperature non superiori ai 1000 gradi centigradi. Con questo procedimento, il metallo veniva liberato dalle scorie e,ancora allo stato liquido, veniva colato in dei recipienti a forma degli oggetti che gli artigiani desideravano ottenere.
Lo stesso identico procedimento fu fatto utilizzando anche per la creazione di materiali col "successore" del rame, il bronzo, che è una lega ottenuta dalla fusione del rame mista allo stagno.

Gli utensili realizzati con questo materiali si presentarono fin da subito più resistenti rispetto a quelli del proprio "predecessore", ma la lavorazione di esso risultava molto più complessa, ma nonostante questo si diffusero con grande velocità in tutto il Vicino Oriente.
Un altro materiale conosciuto all'epoca era il ferro ( e questo già nel Neolitico), ma questo risultava meno efficente del bronzo in quanto i forni del tempo non permettevano agli artigiani di liberare totalmente il minerale dalle scorie.

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