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Il XX secolo e le nuove formazioni politiche

Il XX secolo inizia con un grande fenomeno politico e sociale, ovvero la nascita del primo partito socialista. In quegli anni in Italia lo sviluppo delle strutture produttive era in crescita e il benessere in Italia si stava accentuando. In più durante lo sviluppo delle strutture produttive i massoni e l’ala repubblicana erano attive e favorirono lo sviluppo dell’attività industriale, diffondendo strutture sindacali, leghe operaie e associazionismo politico. Arriviamo così al 1908 quando i sindacati entrano nei ministeri e Giolitti in contemporanea fa approvare la prima legge sullo stato giuridico dei dipendenti civili.
Con l’avvento dei partiti di massa, socialisti prima e cattolici poi, l’Italia non ha mai avuto un cambiamento considerevole. Infatti, anche se fu proprio Giolitti a concedere il diritto di voto generalizzato a tutti i cittadini maschi, concesso nell’Aprile del 1912, i socialisti e i cattolici avevano troppi rami all’interno dei propri partiti e non trovarono mai un accordo, quindi non ebbero mai uomini attivamente connessi alla politica stessa.

Non c’è da dimenticare la partecipazione della Monarchia alla gestione di questioni del governo. Infatti dopo che l’Italia entrò nella triplice alleanza il Re senza perder troppo tempo e d’accordo con il ministro Salandra decise di entrare in guerra a fianco di Inglesi e Francesi. Infine i fatti più importanti accaduti nell’unità d’Italia vennero decisi dal Re autonomamente senza convocare le Camere. Nel 1915 numerose furono le rivolte di alcuni estremisti che picchiavano chi non piacesse l’idea di entrare in guerra. Questo era pianificato da Sua Maestà e i suoi consiglieri. Inoltre, la paura che il socialismo prendesse una piega in stile russo da parte del re e della borghesia, rallentò drasticamente l’ascesa a una democrazia forte e trasparente per ventuno lunghi anni.

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