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L'unificazione nazionale

1. La seconda restaurazione.
In Italia il ritorno dei sovrani legittimi segnò la fine di ogni esperimento riformatore. Le conseguenze della seconda restaurazione furono gravi politicamente, economicamente e per la scarsezza delle vie di comunicazione.
- Nel Lombardo-Veneto (regione economicamente più avanzata) ci fu un regime di occupazione militare e un inasprimento della pressione fiscale che colpiva soprattutto i ceti popolari, inoltre non c’era un adeguato sviluppo delle opere pubbliche (costruzioni ferroviarie si svilupparono in modo lento e disorganico) l’Impero asburgico tentò di guadagnarsi il favore delle masse contadine (concessione amnistia e alleggerimento imposte che gravavano sull’agricoltura) ma continuò il risentimento degli Italiani.

- Negli stati minori del Centro-Nord col ritorno all’antico regime aumentò il distacco tra corti ed opinione pubblica borghese. I moderati (illusi di poter riprendere il discorso costituzionale) furono costretti all’esilio.
- Nello Stato pontificio (riorganizzato sul modello teocratico-assolutistico) i democratici e i liberali furono perseguitati e il potere era in mano ad una stretta oligarchia con al vertice Antonelli
- Nel Regno delle due Sicilie ci fu un ritorno al sistema assolutistico e una durissima repressione (lunghe pene detentive). Economicamente la politica borbonica fu improntato ad un gretto conservatorismo, ma vennero mantenuti alti dazi doganali (per la sopravvivenza di insediamenti industriali) che ostacolavano lo sviluppo di un’agricoltura moderna volta all’esportazione. Si sviluppò un’opposizione al restaurato centralismo napoletano. Esso divenne un modello negativo per l’opinione pubblica liberale e ciò fu una delle cause del rapido crollo borbonico.

2. L’esperienza liberale in Piemonte e l’opera di Cavour.
La vicenda del Piemonte sabaudo fu diversa dal resto d’Italia dove sopravvisse lo Statuto albertino. Emanuele II si scontrò con la Camera elettiva (maggioranza democratica) quando fu stipulata la pace tra Milano ed Austria (il Piemonte doveva pagare una forte indennità di guerra per mantenere il proprio territorio) e la Camera rifiutò di approvarla. Allora Emanuele e il governo (presieduto da Massimo d’Azeglio) decisero di scioglierla e indussero nuove consultazioni dove il re invitava gli elettori a scegliere rappresentanti più moderati. Si formò una Camera (in maggioranza da moderati) approvò la pace di Milano (evitando la crisi istituzionale e proseguendo l’esperimento liberale). In questo modo d’Azeglio, la corona e la maggioranza parlamentare portarono avanti la modernizzazione dello Stato già avviata da Carlo Alberto. Una tappa fondamentale fu l’approvazione di un progetto di legge presentato da Siccardi (ministro della giustizia) dove riordinava i rapporti tra Stato e Chiesa eliminando i privilegi (tribunali privati, diritto d’asilo, censura sui libri) adeguandola a quella degli altri stati europei. Queste leggi incontrarono una durissima opposizione (clero e conservatori), tra i liberal-moderati spiccava Camillo Benso di Cavour (aristocratico, proprietario de “Il Risorgimento”). Esso fece parte del gabinetto d’Azeglio come titolare del ministero per l’Agricoltura e il commercio. 2 anni dopo d’Azeglio si dimesse (contrasti col re) Cavour formò un nuovo governo. Cavour fu il protagonista di una piccola rivoluzione parlamentare e promosse l’accordo (connubio) tra maggioranza moderata (più progressista) e sinistra democratica (più moderata) che diede vita ad un’ala centrale (vs clericali-conservatori e democratici intransigenti). Cavour potè allargare la base parlamentare del suo governo spostando l’asse verso sinistrariprende la politica patriottica e antiaustriaca e rende più incisiva la sua azione riformatrice in campo politico ed economico. In questi anni si affermò stabilmente l’interpretazione parlamentare dello Statuto che faceva dipendere la vita del governo dalla fiducia del sovrano e dalla maggioranza Parlamentare. Successivamente Cavour divenne presidente del Consiglio e si impegnò per sviluppare l’economia dell’Italia integrandola nell’Europa. Esso adottò una politica liberoscambista:

- stipulò trattati commerciali con Francia, Belgio, Austria e Gran Bretagna
- abolì il dazio sul grano
- eliminò le barriere doganali avvantaggiando il settore agricolo
ci furono progressi anche nel campo delle opere pubbliche:
- costruzione di strade e canali (nel Novarese consentendone una razionale irrigazione = canale Cavour)
- ampliazione e modernizzazione del porto di Genova
- costruzione ferrovie (effetti positivi sul commercio e stimolante per le industrie siderurgiche e meccaniche)
la seta ebbe sviluppo autonomo (più importante, più addetti, meno moderna).
Ma le classi subalterne non subirono miglioramenti poiché le imposte dirette continuavano ad aumentare e c’era un alto tasso di analfabetizzazione.
Dopo il regime costituzionale e la politica di Cavour il Piemonte ebbe un grande sviluppo:
- agricoltura in fase di espansione e modernizzazione (simile a quello lombardo)
- industria all’avanguardia tra gli stati italiani
- sistema creditizio potenziato e riorganizzato intorno ad una banca centrale
- rete di trasporti efficiente e collegata all’Europa
- scambi commerciali con l’Estero
ciò dimostrò che la causa della libertà coincideva con quella del progresso economico: punto di riferimento per la borghesia italiana.
Molti esuli politici emigrarono nel Regno sabaudo (si svilupparono nuove correnti intellettuali) che presero parte alla vita politica legandosi alla classe dirigente piemontese.
……………………………………
Cavour: nato nel 1810 (2°genito = carriera militare), famiglia aristocratica e conservatrice ma diverso da quello chiuso caratteristico della nobiltà piemontese (papà aristocratico terriero: amministrava direttamente il proprio patrimonio, mamma di famiglia calvinista). Le componenti decisive della sua formazione furono il cosmopolitismo culturale e l’intraprendenza borghese (vicino alle idee liberali). Cavour era un liberalista moderato (lontano dai valori base della democrazia dell’800) convinto che la tendenza all’allargamento delle basi dello Stato dovesse essere attuata con gradualità in un sistema monarchico-costituzionale (libertà individuo e proprietà privata)(unico antidoto alla rivoluzione). Esso era più moderno rispetto al moderatismo dottrinario francese. Cavour aveva esperienza (uomo d’affari), conosceva la teoria economica e credeva che lo sviluppo produttivo fosse indispensabile per il progresso politico e civile. Ammirava Cobden e il liberalismo britannico ed era a favore della libertà economica.


3. Il fallimento dell’alternativa repubblicana
Nonostante le sconfitte del ‘48-49 la strategia di Mazzini non mutò: l’unità italiana sarebbe scaturita da un moto insurrezionale e si sarebbe attuata solo grazi ad un processo rivoluzionario. Mazzini intensificò i rapporti con tutti i maggiori esponenti democr8-atici e cercò tra gli esuli a Londra volontari per l’attività cospirativa in Italia. Tutto ciò ebbe risultati fallimentari (alti costi umani). La polizia austriaca inferse duri colpi (arresti e condanne) ai mazziniani (9 impiccagioni nella fortezza di Belfiore). Il 6 febbraio 1853 a Milano operai e artigiani assalirono i posti di guardia austriaci ma furono facilmente repressi (nuovi arresti e condanne). Mazzini fondò a Ginevra il Partito d’azione (nuova formazione politica), anche molte società operaie di mutuo soccorso furono controllate dai mazziniani e ispirate al credo repubblicano e patriottico. Agli inizi del ’50 tra i democratici si delinearono nuovi orientamenti che mettevano in discussione Mazzini come guida politica e contestavano la sua strategia (troppo intransigente, voleva una più ampia collaborazione tra le varie forze)(socialisti: poco aperta ai problemi sociali e alle esigenze delle classi subalterne. Nel 1851 uscirono:

- La Federazione repubblicana: Giuseppe Ferrari: qualsiasi iniziativa italiana era legata ad una ripresa delle lotte rivoluzionarie in Francia.
- La guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49: Carlo Pisacane: l’Italia (paese arretrato e con una borghesia debole) avrebbe offerto il terreno migliore per la rivoluzione.
Essi introdussero il tema del socialismo e sostenevano che la lotta per l’indipendenza nazionale avrebbe avuto successo grazie alla collaborazione delle classi popolari (lotta per l’emancipazione economica e spirituale). Entrambe nate dalla riflessione economica, non dalla conoscenza dei problemi delle masse. Le dottrine di Pisacane avevano presupposti fragili ma rappresentavano la prima vera espressione di un pensiero socialista italiano. Nonostante le divergenze ideologiche tra Mazzini e Pisacane riuscirono a collaborare:
- ’57 Pisacane e alcuni compagni imbarcarono a Genova e si recò a Ponza (penitenziario borbonico) e liberarono i detenuti
- poi sbarcarono a Sapri (Campania) e marciarono verso l’interno ma macò l’adesione dei contadini e fu annientata dalle truppe borboniche.
- Pisacane si uccise per non essere catturato
Questo fallimento accentuò il dissidio tra i democratici e diede vita ad un movimento indipendentista filopiemontese: Manin (iniziatore)(capo del governo repubblicano di Venezia) propose l’unione relativa alla futura forma di governo dell’Italia unita e l’unione di tutte le correnti (moderate e democratiche) intorno alla monarchia costituzionale di Emanuele II (unica che poteva raggiungere l’obbiettivo). A ciò aderirono molti esponenti dell’emigrazione democratica in Piemonte tra cui Garibaldi. Nel ’57 il movimento prese il nome di Società nazionale (struttura organizzativa) e si diede priorità alla causa dell’unità (necessaria l’azione popolare e utile il concorso governativo piemontese.

4. La diplomazia di Cavour e la seconda guerra di indipendenza.
All’inizio Cavour non aveva come obiettivo l’unità ma voleva allargare i confini del Piemonte. Per prima cosa avvicinò il Piemonte all’Europa più moderna e sviluppata (stato regionalepotenza europea). Nel 1855 il Piemonte si unì alla Francia e Inghilterra contro la Russia mandando un esercito al comando del generale La Marmora. Partecipò alla conferenza di Parigi e poté sollevare la questione italiana, Cavour individuò la presenza austriaca nelle Legazioni pontificie e denunciò il malgoverno dello stato della Chiesa e del regno delle due Sicilie, come cause dell’instabilità, delle tensioni rivoluzionarie (minaccia a pace ed equilibrio). Il Piemonte si presentò come portavoce del rinnovamento della borghesia italiana e come strumento di uno sbocco non rivoluzionario delle tensioni. Dal congresso Cavour capì che solo un radicale cambiamento dell’equilibrio del congresso di Vienna avrebbe eliminato la presenza austriaca. Era necessario:
1. Mantenere viva l’agitazione patriottica
2. Assicurarsi l’appoggio della Francia (unica potenza europea interessata a cambiare lo status quo). Napoleone III voleva riprendere la politica italiana di Bonaparte ed era spaventato dalle agitazioni mazziniane.
L’intervento contro la Repubblica romana di un mazziniano affrettò i tempi dell’alleanza franco-piemontese: nel 1858 Felice Orsini (repubblicano romagnolo) attentò alla vita dell’imperatore (3 bombe alla sua carrozza) provocando molti morti. Venne arrestato e condannato a morte e pur avendo agito autonomamente il suo gesto screditò ancora di più il movimento mazziniano e mostrò la necessità di una soluzione del problema italiano. Orsini prima di morire scrisse 2 lettere all’imperatore chiedendogli di interessarsi al problema italiano, Napoleone III fu impressionato e strinse un’alleanza col Piemonte nel 1858 (incontro privato):
- Nuova sistemazione dell’Italia, divisa in 3 stati:
1. Alta Italia: Piemonte, Lombardo-Veneto ed Emilia-Romagnacasa sabauda
2. Italia centrale: Toscana e provincie pontificie (papa: sovranità su Roma e dintorni e presidenza della futura Confederazione italiana)
3. Meridionale: Regno delle due Siciliedinastia borbonica
Dietro ciò c’erano 2 disegni:
1. Napoleone III: porre l’Italia sotto il suo controllo
2. Cavour: contava sulla forza di attrazione del Piemonte sugli altri stati italiani
Per la riuscita dei progetti di Cavour era necessaria una guerra contro l’Austria (voluta da essa stessa per far sì che l’alleanza Francese potesse entrare in vigore). Per far salire la tensione:
- Manovre militari al confine
- Armamento di corpi volontari
- Discorso di Vittorio Emanuele (si dichiarava non insensibile al grido di dolore dell’Italia)
Nel 1859 il governo asburgico mandò un ultimatum al Piemonte rifiutato da Cavour. Austriaci VS piemontesi (+ volontari di Garibaldi al Nord della Lombardia):
- A Montebello
- spostamento truppe franco-piemontesi sul Ticinosconfitta asburgici nella battaglia di Magenta
- contrattacco austriaco respinto a Solferino e San Martino.
Napoleone III propose un armistizio (a Villafranca) agli austriaci (alti costi della guerra, minaccia di un intervento della Confederazione germanica): la Lombardia passava ai francesi (poi al Piemonte) per il resto d’Italia si manteneva lo status quo prima della guerra. L’armistizio suscitò sdegno dei democratici e Cavour si dimise e fu sostituito dal generale La Marmora.
Continuarono le insurrezioni a Firenze, Modena, Parma, Bologna ed Emilia Romagna (stato della Chiesa) che costrinsero alla fuga i vecchi sovrani, controllate dai moderati e dagli uomini della Società nazionale e governi provvisori. Dopo la pace di Zurigo con l’Austria (no problema province insorte). Nel 1860 Cavour tornò al potere e cesse Nizza e Savoia alla Francia in cambio dell’assenso per l’annessione delle regioni insorte che furono chiamate a scegliere (plebiscito) se essere o no annesse al Piemonte: maggioranza schiacciante per il SI.

5.Garibaldi e la spedizione dei Mille.
Lo stato sabaudo si avviava a diventare uno Stato nazionale. Questi risultati erano soddisfacenti per Cavour e i moderati ma non accontentava i democratici volevano approfittare di circostanze favorevoli per allargare il moto al Mezzogiorno (soprattutto nella Sicilia VS governo napoletano) e allo Stato della Chiesa (complicazioni internazionali). Francesco Crispi e Rosolino Pilo (2 mazziniani napoletani in Piemonte) progettarono una spedizione in Sicilia preceduta da una rivolta locale (al contrario di Pisacane), comandata da un’efficiente guida politica e militare e appoggiata dal governo piemontese. Nel’aprile del 1860 scoppiò un’insurrezione popolare a Palermo: Pilo accorse per assumere la direzione del moto e Crispi convinse Garibaldi ad assumere la guida della spedizione.
Garibaldi era il capo militare più prestigioso del movimento patriottico e l’unico leader capace di unificare democratici intransigenti e moderati filocavouriani (nello schieramento patriottico e unitario), repubblicano convinto (inclinazione socialista di stampo unitario). Si allontanò da Mazzini per le divergenze teoriche e la valutazione sulle possibilità di successo del programma proposto dal Partito d’azione. Aderì alla Società nazionale e collaborò con la monarchia sabauda. Era l’unico che potesse assicurare qualche possibilità di riuscita all’impresa.
Cavour temeva complicazioni internazionali e vedeva nella spedizione un occasione per i mazziniani ma no la impedì. Vittorio Emanuele era a favore ma non poté intervenire concretamente.
La spedizione venne preparata in fretta e con pochi finanziamenti (scarso equipaggiamento e armamento pessimo). Il 6 maggio poco più di 1000 volontari di diverse regioni ed estrazioni sociali salparono da Genova (impadroniti di due navi a vapore) verso Marsala. Il 15 maggio a Calatafimi garibaldini VS esercito borbonico e riuscirono a vincere. Marciarono verso Palermo che al loro arrivo insorse e assunsero il potere (dittatura Garibaldi in nome di Vittorio Emanuele). Nella Sicilia si formò un governo provvisorio sotto la guida di Crispi e ci cercò di introdurre una riforma sociale. Nell’Italia settentrionale un’organizzazione capeggiata da Bertani raccoglieva volontari da inviare in Sicilia e permisero a Garibaldi di attaccare le truppe borboniche nella parte nord-orientale dell’isola. La rapidità con cui stava crollando il regime borbonico colse di sorpresa la diplomazia delle grandi potenze e costrinse Cavour (voleva agevolare il successo in Sicilia inviando armi e volontari, cercò di bloccarne gli sviluppi suscitando un movimento di opinione pubblica favorevole all’annessione al Piemonte) e i moderati italiani a rivedere la loro strategia. L’entusiasmo in Sicilia si dissolse e nacque un contrasto insanabile e dure repressioni (Bronte: ribelli fucilati da Bixio)
Patrioti Contadini insorti
Guerra VS borbone: di liberarsi dal malgoverno borbonico e dallo sfruttamento feudale Guerra VS borbone: tentarono di assecondare le esigenze dei contadini senza eliminare i rapporti di proprietà e subordinando le iniziative riformatrici all’esigenza di un esercito capace.
Meta: essenzialmente politica Meta: raggiungere i propri obiettivi particolari (lotta contro le tasse e i signori, conquista della terra)
I proprietari terrieri erano spaventati dalle agitazioni agrarie e vedevano nell’annessione al Piemonte l’unica garanzia per la tutela dell’ordine sociale.

6. L’intervento piemontese e i plebisciti.
Nell’agosto del 1860 Garibaldi sbarcò in Calabria (approfittando della neutralità della flotta inglese) risalendo la penisola. Il 6 settembre Francesco II abbandonò la capitale per rifugiarsi nella fortezza Gaeta e Garibaldi fece il suo ingresso trionfale a Napoli. Cavour (nuovamente battuto sul tempo) aveva provato (senza riuscirci) a suscitare un movimento liberale-annessionista a Napoli prima dell’arrivo di Garibaldi. Napoli sarebbe diventata un quartier generale democratico e la base per una spedizione nello stato della Chiesa (avrebbe provocato l’intervento francese rimesso in discussione la monarchia moderata sabauda), il Piemonte intervenne militarmente: Cavour (dopo aver promesso a Napoleone III di non minacciare Roma e Lazio) e le sue truppe si diressero ai confini dello stato pontificio sconfiggendo le truppe pontificie a Castelfidardo. Ai primi di ottobre:
Cavour Garibaldi
-Marcia verso il Mezzogiorno.
-Il parlamento approvò una legge di Cavour: autorizzava il governo ad aggiungere altre regioni senza condizioni se accettate dalla popolazione mediante plebiscitil’iniziativa tornò nelle mani di Cavour e dei moderati. -VS borbonici nella battaglia del Volturno
-non poteva opporsi a questa iniziativa.
Il 21 ottobre in tutte le province meridionali ci furono plebisciti a suffragio universale maschile dove potevano accettare o rifiutare l’annessione allo Stato sabaudo (governo, ordinamenti e leggi). Fu molto ampia l’affluenza alle urne e una schiacciante maggioranza del SI. Garibaldi (si ritirò a Caprera in esilio volontario) dovette cedere al Piemonte le province liberate. Il 17 marzo 1861 il primo Parlamento nazionale (eletto su base censitaria = legge elettorale piemontese) proclamava Vittorio Emanuele II re d’Italia (voluto da Dio e dalla nazione).

7. Le ragioni dell’unità.
Il processo dell’unità si compì in tempi rapidi. I progetti dei patrioti che pensavano di far sorgere il nuovo stato solo dall’iniziativa popolare e dalle decisioni di un’Assemblea costituente non si erano realizzati. L’Italia risultava un allargamento di uno stato regionale forte, dinamico e fortunato che potè più che raddoppiare la sua estensione. In Italia l’unificazione fu:
1. un prodotto dell’iniziativa militare e diplomatica di uno Stato
2. azione di un uomo politico geniale
3. preparata da un ampio moto di opinione pubblica coinvolgendo gli strati sociali più attivi e dinamici (intellettuali, studenti, borghesia produttiva volenterosa di creare un mercato nazionale per lo sviluppo economico).
Il Piemonte potè conquistare un ruolo egemone (non solo alla forza militare) grazie:
- ai suoi progressi economici
- al suo modello istituzionale (più avanzato e liberale)
- riuscì a coinvolgere anche le forze democratiche.
In Italia lo Stato nazionale nacque da un’iniziativa dall’alto (Reich tedesco: 10 anni dopo) e dal basso e i plebisciti (poco espressivi dei reali orientamenti delle popolazioni) rappresentarono la sovranità popolare. La componente moderata dinastica vinse su quella democratica. L’unità fu aiutata anche da alcune circostanze favorevoli internazionali:
1. neutralità della Gran Bretagna
2. isolamento del Regno delle due Sicilie e dell’Impero asburgico
3. appoggio di Napoleone III.
4. ruolo della Francia (massima potenza continentale) desiderosa di affermare la propria egemonia fu decisivo.

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