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Con le repubbliche giacobine promosse da Napoleone i temi della libertà, della nazione e della repubblica penetrarono in ristretti ambienti borghesi.
Dal congresso di Vienna l’idea di una nazione italiana era solo un tema letterario trattato da studiosi. E nei primi moti indipendentistici del 20-21 che fallirono nessuno dei patrioti liberali, immagino uno stato italiano che comprendesse tutta la penisola.
Mazzini fu l’organizzatore della giovine Italia, il primo partito politico della moderna storia italiana. Organizzo anche un’insurrezione a Genova ma senza successo. Nonostante i fallimenti continuò la sua opera di cospiratore. Fondò la giovine Europa, un primo tentativo di dare vita a un internazionale democratica.
In preda ad una profonda crisi (tempesta del dubbio) Mazzini andò a Londra a si avvicinò alle idee del cartismo inglese fondando una unione degli operai italiani composta da emarginati.
Diede vita ad una seconda Giovine Italia che neppure si radicò nella penisola italiana.

Fu attivo nelle 5 giornate milanesi e nella difesa della repubblica romana e cercò di convincere Garibaldi a proseguire la spedizione dei mille fino alla conquista di Roma.
La guida del risorgimento era contesa ai mazziniani dai liberali o moderati che erano contrari ai metodi insurrezionalisti. Volevano conciliare tradizione e progresso, autorità e libertà. S’impegnarono nello studio di problemi economici e amministrativi. In economia sostennero il liberismo. Maturò inoltre un indirizzo neoguelfo.
Un alleato del federalismo neoguelfo di Gioberti fu il papa Pio IX che andava incontro alle speranze dei liberali con alcune concessioni.
In Toscana venne liberalizzata la stampa e a Milano si verificò lo sciopero del fumo.

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