Ominide 332 punti

Tocqueville

Si iscrive nel solco del pensiero liberale di metà 800 nel quale si radicalizza una forte diffidenza nei confronti della democrazia e della sua possibile degenerazione in dispotismo. Tocqueville, che discende da una famiglia aristocratica legata alla dinastia borbonica, decide di intraprendere nel 1831 un viaggio negli Stati Uniti per studiarne gli esiti della rivoluzione democratica nata senza la drammatica conflittualità che aveva visto la Francia. In seguito a questo viaggio scriverà la Democrazia in America (divisa e pubblicata in due parti), nella quale non si limita ad una semplice riflessione politica ma invece una vera e propria sociologia studiando né le istituzioni politiche ed i principali aspetti della società. Nella prima parte si concentra sul governo democratico visto come governo dei nullatenenti, nella seconda invece si concentra sulla critica alla democrazia di massa. Mette in evidenza il carattere inarrestabile della rivoluzione democratica e la grande tendenza del presente al raggiungimento dell’eguaglianza, tendenza anche del futuro poiché questo sarà sempre un obiettivo caro per la vita sociale dell’uomo. Tocqueville propone una lettura sociologica della democrazia americana in quanto ne analizza l’eguaglianza, mostrando come questa non sia sociale (la società americana al contrario celebra il talento di coloro che sanno arricchirsi grazie al loro talento) ed economica, ma gerarchica. C’è una disprezzo, egli dice, per l’eguaglianza permanente dei beni, la fortuna non può che portare ad un continuo ricambio. Le differenze di status non sono ammesse e, secondo il dogma della sovranità del popolo, ogni individuo rappresenta eguali porzioni di sovranità e partecipa in modo eguale al governo dello Stato. È d far notare tuttavia come nella maggior parte degli Stati, per avere diritto al voto, valgano requisiti censitari. L'esercizio della democrazia si sviluppa:
A livello comunale> si occupa dell’amministrazione locale
Si estende al potere legislativo dei singoli Stati; a quello federale, ed incerta misura anche a quello giudiziario quando questo è elettivo.
Il freno alla sovranità popolare viene posto proprio dalla Costituzione degli Stati Uniti che permette al Presidente di accentrare nella sua persona tutto il potere esecutivo della nazione; mentre alla Corte Suprema setta il controllo del potere giudiziario. inoltre non è da trascurare il forte carattere associativo peculiare degli Stati Uniti. Il Pensatore liberale pensa tuttavia che il più grande pericolo della democrazia sia quello di trasformarsi in una “Tirannide della maggioranza” che può dar luogo a:
un governo di interesse dei meno abbienti;
ad un governo che opprima la libertà degli individui, nel caso in cui questi non si adattino e conformino alle idee della maggioranza.
Parlando della democrazia egli la identifica come un governo dei poveri poiché la maggioranza è, in tutti i paesi, costituita da nullatenenti e le è permesso esprimersi grazie al suffragio universale, strumento democratico per eccellenza. Da questo punto di vista tuttavia gli Stati Uniti sono maggiormente tutelati rispetto alla Francia poiché molti dispongono di propietà anche modeste tali da impedire una legislazione anti proprietaria. Egli descrive la democrazia come un governo dei popoli (in questo è affine ad Aristotele) trascurando però quelle che saranno le tesi degli elitisti, i quali sosterranno che il popolo (dunque la maggioranza) è guidato ed orientato nelle sue scelte da quanti sono capaci; ciò significa che più che comandare esso seguirà le linee elaborate da gruppi dominanti. A sostegno delle sue tesi lo studioso afferma che mai come in America ha potuto riscontrare una scarsa libertà di discussione ed indipendenza dello spirito. La prima parte del Discorso ebbe molto più successo della seconda, nella quale, andando a criticare l’aspetto di massificazione in seno alla democrazia, critica l’antropologia che ne consegue; Infatti i popoli democratici apprezzano la libertà, ma prediligono l’eguaglianza, essa è la loro passione che li porta a sopportare tutto, anche la povertà, ma a detestare l’aristocrazia. Questo comporta un forte individualismo che causa, egli dice, la “solitudine del proprio cuore”. Ciò che egli deplora non è il vedere gli uomini trascinati verso godimenti proibiti, ma assorbiti dalla ricerca di godimenti permessi. La democrazia egualitaria rischia di incorrere nel dispotismo perché al di sopra degli individui che ricercano piccoli piaceri volgari c’è un potere assoluto, particolareggiato e regolare che ama vedere i cittadini divertirsi, purché pensino solo a questo; in questo modo egli diviene l’unico agente regolatore che potrebbe anche togliere loro la fatica di pensare e la pena di vivere.
Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email