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La Terza Guerra d'Indipendenza e l'annessione dello Stato pontificio

Nel 1866 il governo di Alfonso Lamarmora si accorda con il governo prussiano per una guerra contro l'Austria. Per evitare i due fronti l'Austria propone di concedere il Veneto purché l'Italia si ritiri dall'Alleanza ma il governo italiano rifiuta la proposta. L'Italia schiera un esercito di 20.000 soldati più un corpo di volontari comandati da Garibaldi di fronte a un esercito austriaco inferiore di numero. Nonostante questo la guerra viene condotta male e l'esercito viene sconfitto a Custoza e la flotta a Lissa.
Solo Garibaldi riesce a vincere con il suo esercito di volontari a Bezzecca aprendosi la strada verso Trento. L'Austria cede il Veneto e Mantova all'Italia sotto la mediazione di Napoleone III. Rimane il problema dello Stato Pontificio e la Destra non vuole compiere azioni di forza per scatenare le reazioni delle grandi potenze correndo il rischio di mettere in pericolo lo Stato italiano. Garibaldi organizza una spedizione per marciare su Roma del tutto illegale e infatti l'esercito italiano cerca di fermare Garibaldi ad Aspromonte con uno scontro a fuoco. Il secondo tentativo viene bloccato a Mentana da una spedizione francese.

Nel 1872 muore Giuseppe Mazzini e il governo italiano non si pone nemmeno il problema di pronunciare una parola in suo onore.
La reazione del pontefice è durissima, perché lancia una Scomunica Maggiore a coloro che hanno usurpato le terre che appartenevano allo Stato Pontificio. Lo Stato Italiano approfitta di una crisi che sta coinvolgendo la Francia e entra con l'esercito nello Stato Pontificio e occupa Roma e al pontefice viene riconosciuta una piccola area di Roma (Vaticano).
Nel 1870 l'annessione di Roma e del Lazio è sancita da un plebiscito.

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