Per capire meglio le dinamiche che determinano i 'conflitti' è
assolutamente necessario andare a osservare da vicino che cosa è accaduto nel Medio Oriente e nell'area del Golfo Persico negli ultimi venticinque anni. Dunque in primo luogo, in Palestina, dopo la guerra del Kippur del 1973 e la Pace tra Israele ed Egitto, firmata nel 1979 a Washington da Sadat e Begin e, sembrano aprirsi prospettive di pacificazione. Ma non si tratta che di un'illusione che si interrompe ben presto. Intanto la pace Israelo-egiziana provoca una dura reazione antiegiziana all'interno del mondo arabo. Gli accordi di pace sono duramente condannati dai paesi arabi tanto che nel 1979 la Lega araba decide di espellere l'Egitto. All'interno dell'Egitto la pace è accolta con soddisfazione dalla maggior parte dell'opinione pubblica ma certo non dagli islamici radicali. Da tempo in Egitto monta la loro polemica contro un regime che uno dei più ascoltati portavoce dell'islamismo radicale, Sayyd Qutb, ha definito parte della gahiloyya, cioè della barbarie occidentale, perché non si uniforma in tutto e per tutto ai principi della Sharia. La pace del 1979 viene interpretata dagli islamici radicali che seguono gli insegnamenti di Sayyd Qutb come una prova evidente del completo "tradimento" compiuto da Sadat; poiché costoro considerano il presidente egiziano poco più che un venduto e Israele e all'Occidente, decidono di pulirlo con la morte: infatti così il 16 ottobre 1981 Sadat viene assassinato nel corso di un attentato organizzato da un gruppo di militari affiliati a un'associazione islamica radicale egiziana. Parallelamente in Libano scoppia un grave conflitto che finisce per coinvolgere anche Israele. Più volte nel XIX secolo in Libano la convivenza tra cristiani maroniti e i drusi (una locale setta islamica) si era rivelata estremamente difficile e aveva provocato vere e proprie guerre civili. Nella primavera del 1975 lo scontro si riaccende a causa della presenza di diverse centinaia di migliaia di profughi palestinesi, che si erano insediati a Beirut e nel Sud del Libano: drusi e libanesi sfruttano la presenza dei palestinesi per cercare di imporsi sui cristiani maroniti. Nel conflitto intervengono anche la Siria, che punta a impadronirsi del Libano, e Israele che intende invece liberarsi delle postazioni palestinesi da cui vengono organizzati attacchi e attentati israeliani. Nel 1982 l'esercito israeliano interviene direttamente in Libano assediando Beirut, dove si sono trincerate le milizie palestinesi; un intervento delle forze Onu consente alle milizie palestinesi di liberarsi dall'assedio, ma le truppe cristiane maronite, protette dalle truppe israeliane ne approfittano per aggredire i campi profughi di Sabra e Shatila, dove la popolazione palestinese che vive (uomini, donne e bambini) viene massacrata. Intanto il governo israeliano ha autorizzato la colonizzazione della Striscia di Gaza e della Cisgiordania da parte di coloni israeliani, ciò che provoca una grande ribellione della popolazione palestinese, promossa dall'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). La ribellione che scoppia nel 1987 e prosegue fino a 1993 prende il nome di Intifada (vuol dire "scrollarsi di dosso") e si concretizza in manifestazioni di protesta e in aggressioni contro la popolazione, alle manifestazioni prendono parte anche ragazzi e donne che scagliano sassi contro coloni e militari israeliani.

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