Medio oriente tra guerra e pace

Guerre arabo-israeliane
All’indomani del canale di Suez la situazione mediorientale appariva complessa. Lo Stato di Israele si era insediato benché non fosse ancora sicuro del suo diritto di esistere in quanto ancora negato dai governi arabi. Il nuovo Stato ebbe ordinamenti democratici e il carattere prettamente ebraico si mostrò con l’adozione delle festività ebraica( oltre che della giornata del Sabato).vi era però una forze presenza di profughi palestinesi, usati come arma di ricatto su Israele dai paesi arabi. Fallito l’attacco all’Egitto, Israele si dovette ritirare dal Sinai dopo essere arrivato fino a Sharm-el-Sheikh.
Nel maggio 1964 nacque a Gerusalemme l’Olp, a cui facevano capo numerosi gruppi della resistenza palestinese, fra i quali emerse al-Fatah, guidato da Arafat. La Carta nazionale palestinese dichiarava l’illegittimità dello stato di Israele e invocava la lotta armata e nel 1965 si diffuse la guerriglia terroristica contro Israele. Nel maggio 1967 si diffuse la notizia che Israele si preparasse ad attaccare la Siria e ciò provocò la reazione araba, che chiedeva il ritiro delle truppe dell’Onu dal Sinai e bloccava la navigazione del golfo di Aqaba a cui gli israeliani risposero con l’intervento militare. La Guerra dei sei giorni fu disastrosa per gli stati arabi e mise in evidenza la forza di Israele che occupò totalmente la città di Gerusalemme spin-gendosi fino in Cisgiordania. La guerra fece inasprire ancora di più i rapporti. A causa dell’alto numero di profughi palestinesi intervenne l’Onu che auspicava alla pace e alla restituzione dei territori occupati di I-sraele in cambio del riconoscimento dello Stato, che non avvenne; per questo i territori non furono restituiti.

La sconfitta in guerra rilanciò l’Olp e intensificò il terrorismo antiebraico; il fatto più clamoroso si ebbe per le Olimpiadi di Monaco del 1972, quando un gruppo di Palestinesi di Settembre Nero sequestrarono la squadra israeliana uccidendo 11 alteti. (settembre nero: settembre 1970; strage dei palestinesi di Giorda-nia).
Succeduto el-Sadat a Nasser, l’Egitto, insieme alla Siria scagliarono un all’attacco ad Israele il 6 ottobre 1973, durante la festività ebraica del Yom Kippur (Guerra del Kippur), cogliendo di sorpresa gli israeliani. Usa e Urss attivarono i rifornimenti dei loro protetti ma la guerra volse in breve a favore di Israele che stava per conquistare il lato occidentale del canale di Suez se non fosse intervenuta l’Onu con un cessate il fuoco. Israele du costretto ad arretrare sul Golan e all’Egitto fu promessa la riacquisizione del Sinai.
La guerra del Kippur aprì la strada alla diplomazia avviando le trattative di pace tra Egitto e Israele finché i due statisti (Sadat e Begin) si incontrarono nel vertice di Camp David con il reciproco riconoscimento tra i Pesi e la restituzione del Sinai. Ciò costo la vita a Sadat.
Negli anni settanta Arafat aumentava la sua gloria e l’Olp fu riconosciuta dai Paesi arabi come unico rappresentante del popolo palestinese.
In Libano a metà degli anni Settanta si era infranto il delicato equilibrio tra etnie e religioni. Nel 1982 Israele lanciò l’esercito contro il Libano dando vita all’operazione «pace in galilea» che condusse le truppe israeliane a Beirut. Gli unici ad opporsi furono gli Hezbollah. I combattimenti cessarono solo quando a imporne la fine fu il presidente americano Ronald Reagan. I guerriglieri dell’Olp furono allontanati dal Libano, ma fu in questa occasione che si verificarono gli eccidi dei campi profughi di Sabra e Chatila.
Nell’ottobre del 1983 gruppi suicida di Hezbollah di lanciarono contro le basi della forza multinazionale. I-noltre la Siria con il pretesto della guerra, poté portare le truppe fino a Beirut imponendo al Libano un pro-tettorato militare.
Più tardi epicentro della crisi mediorientale furono Cisgiordania e Gaza, in cui un gruppo di palestinesi cresciuti in un regime di occupazione militare sfidò Israele con una rivolta popolare (Intifada- la rivolta delle pietre). Il terrorismo si scatenò in forme estreme, con il terrorismo suicida, che cominciò a colpire anche la popolazione civile israeliana

Gli ultimi anni di Guerra Fredda videro il Risveglio dell’Islam.
La Persia, che assunse il nome di Iran nel 1935, era guidata sin dal 1925 dalla dinastia dei Pahlevi, che ave-vano dato al paese una moderazione di stampo occidentale. Lo scià Mohammad Pahlevi dovette però fronteggiare un’opposizione sempre più aperta, in quanto i fedeli sciiti consideravano oltraggiosi molti suoi provvedimenti e perfino la borghesia occidentalizzata contestava lo scià. Ad unire le diverse componenti della protesta fu l’ayatollah Khomeini, capo della comunità sciita, che chiamava alla costruzione di uno Stato islamico. Pahlevi fu costretto ad abdicare e nel gennaio ’79, ad abbandonare il Paese. Khomeini tornò in patri dichiarando la nascita della repubblica islamica. La costituzione, modellata sugli insegnamenti del Corano, assegnava ogni potere ai religiosi sciiti. Venne realizzata una teocrazia di stampo islamico.

L’avvento di Khomeini segnò l’inizio crisi con gli Usa. Nel novembre 1979, giovani studenti islamici fecero irruzione all’ambasciata americana di Teheran e presero in ostaggio tutto il personale diplomatico, chiedendo, in cambio del rilascio, l’estradizione di Pahlevi, rifugiatosi negli Stati Uniti. Il presidente Carter si rifiutò e autorizzò il recupero degli ostaggi con un’operazione militare, che però fallì. Solo nel gennaio del 1981 la vicenda trovò uno sboccò diplomatico.
Khomeini divenne in tutti Paesi islamici il punto di riferimento dei gruppi religiosi integralisti e di milioni di musulmani che vedevano il lui l’esempio e il modello da seguire per la liberazione dagli influssi dell’occidente.
L’Iran e l’Iraq erano in conflitto per questioni di confine riguardanti lo Shatt el Arab, che rappresentava uno sbocco importante per le esportazioni di petrolio. La caduta di Pahlevi spinsero Saddam Hussein a ri-vendicare la propri sovranità si tutto lo Shatt el-Arab, perché voleva conquistare il monopolio del traffico petrolifero e fare dell’Iraq la potenza dominante del Golfo Persico. L’invasione irachena dell’Iran scattò il 22 settembre 1980 ed ebbe inizialmente successo ma poi la teocrazia iraniana seppe muovere gli istinti nazionalisti tanto che nei primi mesi del 1982 fu l’Iran a portare i combattimenti sul territorio avversario. Tuttavia Baghdad venne saltava dagli aiuti di Usa, Urss e paesi arabi moderati poiché nessuno voleva che Khomeini diventasse la figura dominante del paura, per paura di un contagiose della rivoluzione islamica.
Il conflitto si trasformo in una guerra di posizione di estrema brutalità, con l’uso indiscriminato di armi chi-miche da parte dell’Iraq. Saddam Hussein si dichiarò pronto a discutere la pace ma Khomeini si rifiutò e sia Iraq che Iran iniziarono a danneggiare le esportazioni di petrolio avversarie. Tutti i paesi industrializzati fu-rono colpiti e il cessate l fuoco arrivò solo nell’agosto 1988.
Saddam Hussein rimase al potere; Khomeini morì nell’89 e fu succeduto da Rafsanjani, checontinuò la politica del suo predecessore.

La guerra del Golfo (1990-1991)
Nell’agosto 1990 l’esercito iracheno lanciato da Saddam Hussein invase il Kuwait, allo scopo di annetterlo insieme ai suo possedimenti petroliferi e ad uno sbocco sul Golfo Persico. Le risoluzioni dell’Onu furono respinte e venne proclamato embargo verso Baghdad e fu costituita una forza militare di mezzo milione di soldati, formata principalmente da americani, ma anche paesi occidentali e arabi. Ma l’embargo e gli ultimati dell’Onu, la forza multinazionale passò all’attacco (15 gennaio 1991). Oltre un mese di bombardamenti ridussero l’esercito iracheno all’impotenza e quando si arrivò alla campagna terreste l’esercito iracheno fu respinto da Kuwait.

Saddam Hussein, nonostante la sconfitta rimase al potere ed ebbe modo di reprimere il separatismo curdo nel nord del Paese e quello sciita, poiché si era consapevoli che la sua scomparsa avrebbe rischiato di lasciare spazio al fondamentalismo islamico iraniano.
La guerra del Golfo aumentò i sentimenti antioccidentali delle popolazioni musulmane e rafforzò l’opposizione verso i regimi arabi moderati.

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