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Lo Statuto albertino del 1848

Lo Statuto, concesso da Carlo Alberto nel 1848, si ispirava alle costituzioni francesi “octroyées” del 1814 e del 1830. In esso veniva stabilito che il sovrano non era più “assoluto”, cioè libero da vincolo o controllo ma non aprire la strada verso una riforma costituzionale vera e propria. Inoltre il documento non faceva attenzione alla separazione dei tre poteri, tanto auspicata da Montesquieu nel secolo precedente e questo fatto non è casuale perché la volontà del re di mantenere intatta la sua volontà di interferire comunque nei tre ambiti. In pratica lo Statuto ha voluto realizzare non una monarchia parlamentare come ci si poteva aspettare visto l’evolversi dei tempi, bensì un abbozzo costituzionale che poneva al centro l’istituzione monarchica. L’immagine del Parlamento che viene delineata è quella di un parlamento incapace di indirizzare il paese verso uno sviluppo politico e sociale ben preciso, questo perché la diffidenza nei confronti del popolo era ancora tanta.

Dalla lettura, si capisce che il sovrano tiene in mano il parlamento, che esso è il capo incontrastato dell’esecutivo ed i ministri scelti da lui, sono responsabili soltanto di fronte al re. Inoltre, il Senato è di nomina regia ed i prescelti appartengono a categorie che si contraddistinguono per la fedeltà monarchica che non oserebbero mai criticare la volontà del re. Il fatto che la prima fra le categorie elencate all’ art. 33 sia quella dei vescovi e degli arcivescovi, sottolinea il peso del clero nel Regno di Savoia. Inoltre, le leggi proposte dal sovrano o dalla camera dei deputati, potevano entrare in vigore solo se il re le approvava in via definitiva. Tutto questo ci spiega perché le critiche volte allo Statuto da certi democratici erano tese a preparare una evoluzione più liberale del testo costituzionale.
Dopo la reazione del 1848, l’attenzione dei liberali italiani cominciò a concentrarsi sul Piemonte, perché tutto sommato, era l’unico stato costituzionale rimasto in piedi dopo la repressione. Infatti lo Statuto poteva essere adattato, con legislazione ordinaria alle esigenze sempre nuove che si facevano via via avanti.

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