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Depretis e il trasformismo


Le preoccupazioni suscitate dall'allargamento del suffragio e dal conseguente rafforzamento dell’estrema sinistra favorirono un processo fra le forze moderate che nacque da un accordo elettorale tra Depretis e il leader della sinistra Minghetti. Questo accordo prese il nome di trasformismo. La sostanza del trasformismo non stava nella trasformazione dei moderati in trasformisti, ma nel venir meno delle tradizionali distinzioni ideologiche tra destra e sinistra e nella rinuncia della sinistra a una precisa caratterizzazione programmatica. Pertanto ad un modello bipartitico di stampo inglese (destra contro sinistra, maggioranza contro opposizione, conservatori contro progressisti) se ne sostituiva uno basato su un grande centro che tendeva a inglobare le opposizioni moderate e ad emarginare le ali estreme (in conservatori più intransigenti da un lato, l'estrema sinistra dall'altra). La svolta moderata di Depretis ebbe come conseguente il definitivo distacco dalla maggioranza dei gruppi democratici più avanzati che continuavano a battersi per il suffragio universale, per una politica estera antiaustriaca, per una politica ecclesiastica anticlericale, per un più vasto impegno in favore delle classi povere. Agostino Bertani e Felice Cavallotti 180 un ruolo di combattiva opposizione contro la maggioranza trasformista e l'immobilismo governativo che avevano creato.

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