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Gli Stati Uniti e la crisi del ‘29

Gli Stati Uniti erano usciti dalla prima guerra mondiale in una posizione economica vantaggiosa infatti essi potevano usufruire del rientro degli ingenti prestiti concessi agli alleati.
Dopo la conclusione del conflitto il presidente democratico Wilson cercò di creare le condizioni politiche che avrebbero potuto portare ad una egemonia statunitense in ambito internazionale ma la sua politica ( basata sui principi della libertà commerciale e sulla piena adesione alla Società delle Nazioni ) fu accolta con diffidenza dall'opinione pubblica americana. Di conseguenza le elezioni del 1920 (dove per la prima volta poterono votare le donne ) decretarono la sconfitta dei democratici e l’affermazione dei repubblicani, favorevoli ad una politica isolazionista.
politica isolazionistica (contraria ad ogni coinvolgimento statunitense nelle questioni europee) . Essa portò ad una limitazione dell’immigrazione , ( dal 1924 furono previste quote massime da ciascun paese) , alla diffusione del nazionalismo e della violenza xenofoba e razzista. Vittime di quegli anni furono anche gli italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, accusati di omicidio e di rapina e giustiziati nel 1927, malgrado l’inconsistenza delle prove a loro carico. Riemerse il Ku Klux Klan (setta segreta nata per colpire i neri ) contro immigrati ed ebrei.

Gli Americani ritennero anche necessario ristabilire un certo ordine sociale e quindi emanarono leggi che vietavano la diffusione e la vendita di bevande alcoliche ( proibizionismo), considerate la causa principale dell’immoralità che si riteneva avesse pervaso gli Stati Uniti. (Erano i neri e gli immigrati ad essere accusati di bere eccessivamente e pertanto di favorire il degrado fisico e morale) Effetto di questa crociata fu il commercio clandestino dei liquori e la diffusione del gangsterismo (Al Capone). Il proibizionismo fu abolito nel 1933. Nel 1924 vennero decisi più severi controlli per impedire l’ingresso di militanti socialisti e comunisti , portatori di idee considerate sovversive.
Dal punto di vista economico gli Stati Uniti, nei primi dieci anni del dopoguerra , vissero un periodo di forte e rapido sviluppo; la diffusione di nuovi e più razionali sistemi produttivi, come la catena di montaggio e la divisione scientifica del lavoro incrementarono la realizzazione di prodotti di massa a costi contenuti. Già negli anni Venti erano largamente utilizzati gli elettrodomestici (frigoriferi e cucine a gas, acquistati anche a rate  consumismo) mentre le automobili iniziarono a circolare con una frequenza sempre maggiore. Nel Paese si diffuse un sentimento di ottimismo e di fiducia verso il progresso inarrestabile.
La politica isolazionista e protezionista non poteva durare a lungo. Nel 1921-21 vi fu in America una crisi di sovrapproduzione. Il mercato interno non riusciva ad assorbire la massa di merci prodotte e quindi vennero riprese le esportazioni verso l’Europa e soprattutto verso quei paesi che , avendo partecipato alla prima guerra mondiale, avevano contratto debiti con gli Stati Uniti ed ora avevano bisogno di risollevare la loro economia per poter pagare. Ebbe così origine il piano Dawes, (ideato da Charles Dawes ) mediante il quale alla Germania poterono affluire capitali statunitensi .Contribuendo alla ripresa dell’economia mondiale si sarebbe allontanato , in quei paesi, il pericolo di una rivoluzione di stampo bolscevico. Il piano ebbe successo infatti permise alle nazioni vinte di estinguere i debiti contratti con gli Stati Uniti per le forniture belliche ed inoltre di importare merci di vario genere a prezzi molto convenienti. Questi scambi internazionali determinarono un enorme giro di affari che sfociò nel boom economico degli anni 1225-26.In America vi fu un enorme incremento dei consumi: molti prodotti diventarono meno cari e i salari aumentarono ( grazie all'aumento della produzione dovuto all'utilizzo del nastro trasportatore) Tra il 1913 e il 1923 il numero delle automobili circolanti passò da 15 a 27 milioni. Si sviluppò il settore terziario il che comportò un aumento degli impiegati e quindi della classe media. Vennero costruiti i primi grattacieli . Per tutti questi fattori di progresso gli anni Venti vennero definiti “ anni ruggenti”, anni in cui i consumi erano molto alti rispetto alla popolazione ma anche anni in cui la ricchezza non era ripartita in maniera uniforme tra la popolazione.
Per il tempo libero nacque l’industria dell’intrattenimento (radio-cinema-sport- ballo- musica); si diffuse la stampa periodica che ,insieme alla radio, divenne un importante veicolo pubblicitario. Si diffusero il blues, il ragtime e il jazz e si affermò l’industria cinematografica e ad Hollywood, un sobborgo di Los Angeles nacquero i primi stabilimenti.

La crisi del ’29

Convinti che lo stato di benessere potesse continuare all'infinito vi fu una grande produzione industriale ed agricola ma ciò creò un giro di prestiti e di speculazioni di gigantesche dimensioni. Le imprese iniziarono a spendere i loro guadagni non più in investimenti produttivi bensì in speculazioni finanziarie. Ormai anche i piccoli risparmiatori iniziarono a giocare in Borsa contribuendo alla diffusione della “febbre speculativa”. Il prezzo dei titoli quotati in Borsa crebbe in modo vertiginoso ma poi accadde qualcosa: si ruppe l’equilibrio del mercato : l’offerta rimase enorme mentre la domanda iniziò a diminuire quando in Europa si diffusero le politiche protezionistiche per migliorare l’economia .Ciò determinò una crisi di sovrapproduzione dovuta alla diminuzione delle esportazioni. Sui mercati si trovarono enormi masse di prodotti agricoli e industriali invenduti, nonostante l’ausilio della pubblicità e delle vendite rateali.. I prezzi diminuirono drasticamente e molte fabbriche dovettero chiudere.
Nel settembre del 1929 i titoli raggiunsero quotazioni molto alte e gli speculatori decisero di vendere le azioni per realizzare i guadagni sperati. La corsa alle vendite fece scendere drasticamente il valore dei titoli e il 24 ottobre (giovedì’ nero) si ebbe il crollo della Borsa di New York , con sede in Wall Street. Molte imprese chiusero arrestando la grande macchina dell’economia americana.

Da economica la crisi divenne sociale. !5 milioni di persone persero il lavoro a causa del fallimento delle industrie mentre tre quarti dei contadini furono ridotti alla fame. I piccoli risparmiatori persero il loro capitale. Agli Anni ruggenti segui
Vano dunque gli anni della “Grande depressione” (anni Trenta).
In Europa il ritiro dei capitali statunitensi e l’immissione sul mercato di prodotti a costi bassissimi frenarono la produzione e portarono ad un aumento della disoccupazione. Germania e Gran Bretagna furono tra i paesi europei quelli che soffrirono maggiormente .
La crisi si fece sentire anche in Italia dove furono danneggiati sia il settore agricolo che industriale. Solo alcuni industriali riuscirono a sfuggire alle conseguenze della crisi e , favoriti dalla politica protezionistica voluta dal governo fascista, riuscirono ad accaparrarsi ampi mercati.

Roosevelt e il New Deal

Per superare la crisi il Presidente democratico Franklin Delano Roosevelt (in carica tre volte tra il ‘36 e il ’44) elaborò un piano chiamato New Deal (nuovo corso) che ebbe una portata rivoluzionaria nella storia americana. Esso prevedeva un energico intervento dello Stato, in contrasto con la diffusa ideologia dell’individualismo.
Roosevelt era favorevole ad una inflazione controllata , convinto che una maggiore quantità di moneta in circolazione avrebbe finito per favorire l’incremento degli investimenti e dei consumi . Al contrario, una politica deflattiva, basata sulla difesa del valore della moneta, avrebbe diminuito la disponibilità del contante e generato effetti negativi sulle imprese e sulle banche che avrebbero limitato i prestiti. Di conseguenza il dollaro fu svalutato del 40% , i prezzi furono rialzati e lo Stato iniziò a controllare il sistema bancario, le Borse, il mercato azionario.

Furono attuati interventi di politica sociale attraverso la difesa dei salari minimi e dei contratti di lavoro nonché favorendo la presenza dei sindacati nelle aziende. A costo di aumentare il deficit dello Stato realizzò una serie di grandi lavori pubblici , risollevando le aziende in crisi con i capitali statali e combattendo la disoccupazione.
Nel 1933 fu varato un piano di aiuti all'agricoltura con sussidi alle famiglie bisognose
Roosevelt attuò una rigida politica fiscale colpendo maggiormente i ceti più abbienti ( i ricchi)
Intorno al 1936 la “grande depressione “ poteva considerarsi in buona parte superata tant'è che Roosevelt ,grazie val consenso delle masse popolari e dei sindacati , venne trionfalmente rieletto Presidente e poté consolidare la propria politica , sostenuto dall'economista inglese John Maynard Keynes. Malgrado gli sforzi la piena ripresa economica degli Stati Uniti si ebbe solo allo scoppio della seconda guerra mondiale, grazie alle commesse militari.

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