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Roma capitale


Napoleone III si trovò impreparato alla guerra, con una forte opposizione interna e senza alleati. L’Austria, che il Bismarck non aveva voluto umiliare dopo la guerra del’66, restò neutrale; e l’Italia era in contrasto con la Francia per la questione romana, che aveva avuto una nuova fase drammatica nel 1867, quando, in seguito ad uno sfortunato tentativo dei fratelli Cairoli a Villa Glori, Garibaldi aveva nuovamente attaccato lo Stato pontificio a Monterotondo. I Francesi, subito accorsi, per la superiorità del loro armamento avevano sconfitto i Garibaldini a Mentana. Ciononostante fu proprio Garibaldi ad accorrere con i suoi volontari in aiuto dei Francesi e a riportare, a Digione, l’unica vittoria di quella disgraziata campagna. In tutti gli altri fronti l’esercito francese fu duramente sconfitto: lo stesso imperatore era stato fatto prigioniero a Sedan, i tedeschi occuparono Parigi, ed i Francesi proclamarono decaduto l’impero e nata la III Repubblica. Con la guerra del’70, Bismarck ottenne l’adesione degli Stati del Sud e la proclamazione, avvenuta a Versailles nel palazzo del Re Sole, del nuovo Impero Tedesco, uno Stato deferale composto di 25 Stati, sotto la sovranità del Re di Prussia, divenuto Imperatore di Germania, o Kaiser. L’unità tedesca si era compiuta in pochi anni, e aveva creato lo Stato più popolato d’Europa con numerose e rapide vie di comunicazione, economicamente in sviluppo, con l’esercito più potente del mondo. La guerra franco-prussiana ebbe come conseguenza il ritiro della guanigione francese da Roma. L’Italia ne approfittò per far entrare le sue truppe nello Stato Pontificio e occupare Roma il 20 settembre 1870. Pio IX si ritirò nei palazzi vaticani e si considerò prigioniero. Lo Stato italiano cercò di risolvere la questione dei rapporti con il Papato promulgando una legge detta delle guerentigie, che garantiva al Papa il libero esercizio delle sue funzioni di Capo della Chiesa, con prerogative sovrane, l’uso dei palazzi vaticani ed una dotazione annua per il mantenimento della corte pontificia. Il Papa non accettò la legge perché essa non era un patto concordato tra la S. Sede e l’Italia, ma un atto unilaterale dello Stato italiano. La presa di Roma dava agli Italiani la gioia di avere la capitale nella culla stessa dell’italianità, ma portava anche l’amarezza di una rottura con la S. Sede, con tutte le tristi conseguenze che questo provocava.
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