La rivoluzione agricola


È sufficiente un dato per comprendere che cosa si intende per rivoluzione agricola: in soli cinquant’anni, tra il 1800 e il 1850, la produzione agricola in Inghilterra raddoppiò. Successivamente l’incremento fu ancora maggiore. Come fu possibile? Innanzitutto l’abolizione degli obblighi dei contadini nei confronti dei nobili li rese liberi di coltivare la terra. Anche quei terreni che prima erano abbandonati, poterono essere utilizzati. Poi cambiò la tecnica di coltura: nel Medioevo e nell’Età moderna la coltivazione della terra si basava sulla rotazione triennale, cioè la coltivazione ruotava su tre campi lasciandone sempre uno a riposo (il cosidetto “maggese”). Verso la metà del Settecento ci si accorse che rendeva di più coltivare con leguminose (come il loglio o il trifoglio) anche la parte in precedenza lasciata a riposo. Il terreno infatti diventava più fertile e il bestiame poteva contare su un alimento più nutriente. Questa parte inoltre venne ulteriormente divisa e coltivata anche con leguminose destinate all’alimentazione umana, come il pisello, o con graminacee, come l’orzo. Si trattava quindi di una rotazione quadriennale. Inoltre un’importante risorsa fu l’estensione della coltivazione delle piante alimentari importate dall’America, in particolare, il mais, la patata e la barbabietola da zucchero: tutte piante più redditizie del grano. Per quanto riguarda l’allevamento si iniziò a prestare molta attenzione agli incroci fra le razze in modo da migliorare la qualità del bestiame allevato. Le trasformazioni economiche avvenute in Inghilterra nella prima metà dell’Ottocento modificarono profondamente il paesaggio: là dove c’erano prati e fiori dai mille profumi, sorsero fabbriche con ciminiere dai fumi puzzolenti.
Inserisci qui il titolo dell'appunto
Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email