Il periodo successivo al Congresso di Vienna viene chiamato Restaurazione e dura dal 1815 al 1848. Nei paesi conquistati da Bonaparte esso è caratterizzato dall’abolizione della Costituzione e del Codice Napoleonico e dal ripristino della censura e del protezionismo, ma ai rigidi principi dei restauratori cominciano ben presto a reagire liberali, democratici e socialisti. Nell'Ottocento prende sempre più piede il liberalismo, all'interno del quale si distinguono due correnti: il costituzionalismo, sostenitore della Costituzione ma non necessariamente democratico, e la democrazia, basata Invece sul principio di uguaglianza di tutti i cittadini è caratterizzata da posizioni anti-monarchiche e repubblicane. Confinante con la democrazia e il socialismo, che In un primo momento assume le vesti di socialismo utopistico e che risponde alla questione sociale con teorie riformatrici in favore della classe operaia. I primi a mettersi in gioco per contrastare la restaurazione sono i liberali costituzionalisti, che si riuniscono in società segrete diffuse in tutta l'Europa: fra di esse vi è la Carboneria italiana, il cui obiettivo è raggiungere l'indipendenza e istituire un regime costituzionale. Dal 1810 le colonie spagnole d'America sono in guerra contro la madrepatria in nome dell'indipendenza. Nel 1820 truppe spagnole sono pronte a salpare per andare contro i coloni, ma i comuneros arrivano i soldati e con loro marciano sul Madrid costringendo il re a concedere la Costituzione. La prima a seguire l'esempio spagnolo e Napoli, dove il re concede la Costituzione, abrogata poi nel 1821; nel marzo dello stesso anno la rivolta arriva in Piemonte, dove il re Vittorio Emanuele I abdica e il reggente Carlo Alberto concede a sua volta la Costituzione, revocata poco dopo. Anche la Carboneria lombarda sì mobilità, ma gli austriaci intervengono duramente e tutti i moti sono ripresi nel sangue.

Sempre nel 1821 in Grecia si verifica una vastissima rivolta popolare contro l'impero turco: La sollevazione viene appoggiata dagli intellettuali europei e, per la prima e unica volta, anche dalle grandi potenze europee, che colgono l'occasione per intervenire nella questione d'Oriente. La Greta ottiene l'indipendenza nel 1828 e nello stesso periodo la ottiene anche tutta l'America Latina, rendendo evidente il fatto che ormai i destini del continente americano sono definitivamente separati da quelli dell'Europa. Questa nuova realtà è stata spiegata al mondo nel 1823 del presidente degli Stati Uniti James Monroe, che ha sintetizzato il suo pensiero nella formula “ l'America agli americani”: gli USA non tolleravano interventi armati dell'Europa nel continente americano e allora volta non interverranno nelle faccende europee. Il programma, noto come dottrina Monroe, è dettato dai vantaggi commerciali che gli Stati Uniti possono trarre dai paesi sudamericani una volta che questi sono diventati indipendenti. Nel 1830 si verifica una nuova ondata di rivolte iniziata in Francia, dove le tre gloriose giornate di luglio segnano l'ascesa di Luigi Filippo d'Orléans, proclamatore per volontà della Nazione. I moti di Parigi si trasmettono al Belgio, che ottiene l'indipendenza, e alla Polonia. Nel 1831 è la volta dell'Italia: le rivolte, iniziate a Modena e prepagate si a Parma, a Bologna e nelle Legioni pontificie, Si concludono però con una dura repressione e questo fallimento apre un dibattito sulle esperienze maturate: successi e sconfitte sono determinati non solo dal ruolo delle grandi potenze, ma anche dalla partecipazione del popolo, che è carente in quanto i membri delle società segrete sono troppo isolati per coinvolgere la cittadinanza. A questi problemi cerca di trovare una soluzione Giuseppe Mazzini che, nel 1831, fonda la Giovine Italia, un'associazione politica finalizzata a realizzare un'Italia unitaria, indipendente e repubblicana e a creare dei rivoluzionari di professione capaci di agire attraverso una guerra per bande. Per più di dieci anni le uniche iniziative insurrezionali concrete sono quelle della Giovine Italia, ma tutte si rivelano fallimentari. Nello stesso periodo Mazzini fonda anche la Giovine Europa con l'intento di creare una santa alleanza dei popoli da opporre a quella dei sovrani. Nel 1843 l'ex mazziniano Vincenzo Gioberti pubblica "Del primato morale e civile degli italiani", in cui propone una confederazione di tutti i sovrani italiani presieduta dal papa. Accanto a quest'idea, di difficile realizzazione, si fa strada anche la proposta, avanzata da Carlo Cattaneo, di creare una federazione di repubbliche italiane fondate sull'autonomia di ciascuna regione. In Piemonte,invece, emerge la prospettiva liberale di Camillo Benso, conte di Cavour, interessato alla politica economica del paese e fondatore della rivista "Il Risorgimento".

Ben presto questo termine viene utilizzato da tutti coloro che aspirano alla realizzazione di uno stato nazionale unitario. Tra il 1846 e il 1847 l'elezione di Papa Pio IX segna una maggiore apertura della politica della Santa Sede, che concede l'amnistia ai detenuti politici, attenua i rigori della censura e attua alcune riforme amministrative. Toscana e Piemonte seguono l'esempio del papa e nel 1847 stipulano con lo stato pontificio un accordo per eliminare le dogane. Tali provvedimenti preoccupano il cancelliere Metternich, che ordina al generale Radetzky di occupare Ferrara, città dello stato pontificio, con l'armata austriaca. L'Italia intera entra allora in fermento, mentre la parola risorgimento è ormai sulla bocca di tutti.

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