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La Restaurazione si manifestò come una violenta repressione a capo della quale si schierarono intellettuali che diedero vita alla cultura della Restaurazione. Uno dei più importanti fu Edmund Burke che pubblicò Riflessioni sulla Rivoluzione francese nel 1790. Egli si opponeva alla rivoluzione francese poiché la vedeva come un'applicazione dei principi dell'Illuminismo e ciò era considerato meccanico. L'illuminismo costringeva l'uomo a smarrire il senso del limite. Secondo Burke bisognava riconoscere il valore della tradizione in cui è conservata la saggezza e la ricchezza di un popolo. L'esito della rivoluzione per Burke era la tirannide e il terrore.
Joseph de Maistre nel 1796 pubblicò il saggio Considerazioni sulla Francia in cui evidenziava l'errore generale:la Riforma protestante aveva liberato il popolo dall'obbedienza ma per ottenere ordine politico bisogna eliminare ogni opposizione e critica. Il potere del papa deve essere assoluto e infallibile.

Al Papa spetta anche il ruolo di arbitrato internazionale perché è al di sopra dei particolarismi nazionali. L'insieme di queste considerazioni fanno di Joseph Maistre un rappresentante dell'ultramontanismo quindi la dottrina che afferma l'autorità del papato come guida della società. I teorici della restaurazione promuovevano un ritorno all'alleanza trono-altare presente durante l'antico regime.

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