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La regina Vittoria: biografia


La regina vittoria è stata l’incarnazione della preponderanza britannica negli affari politici dell’Europa e il simbolo del trionfo imperiale del XIX secolo. L’era vittoriana che copre il 63 anni del suo regno è stato uno dei più lunghi della storia e contemporaneamente un periodo di grandi cambiamenti tecnologici e sociali. In assenza di discendenza diretta del sovrano inglese, Guglielmo IV, di cui era nipote, essa salì al trono inglese nel 1837, all’età di 18 anni. Con il nome di Vittoria I. Fino ad allora aveva trascorso l’infanzia e l’adolescenza sottomessa all’autorità della madre, la duchessa di Kent, dalla quale ricevette un’educazione molto severa, raramente rallegrata da balli od uscite all’opera. Poco amata da una madre avida di potere, la giovane Vittoria era molto affezionata alla sua governante e soprattutto allo zio. Leopoldo di Saxe-Coburgo, fratello della madre. Quando quest’ultimo dovette abbandonare l’Inghilterra per per diventare re del Belgio, Vittoria continuò ad intrattenere una fitta corrispondenza con lui e soprattutto a prendere nota dei suoi preziosi consigli. Gli Inglesi l’accolsero con gioia in quanto stanchi di monarchi corrotti e odiosi. Essa trovò nel primo ministro, Lord Melbourne un vero mentore; aveva fiducia in lui, proprio perché essa non aveva alcuna preparazione politica da ricoprire il ruolo di regina. Fin dai primi anni del suo regno, Vittoria dimostrò un temperamento molto intransigente, tale da creare a volte un certo risentimento da parte del popolo. Nel 1839, essa ospitò nel castello di Windsor, il suo cugino Alberto di Saxe-Coburgo-Gotha, nipote del re del Belgio. Per Lord Melbourne si trattava di un buon partito per Vittoria: egli non erta né troppo ricco, né troppo potente per offuscare la figura della regina, ma sufficientemente giovane da garantire una discendenza. Fu Vittoria a chiederle la mano, in quanto il giovane non avrebbe potuto dichiararsi per primo ad una regina. Il matrimonio fu celebrato quattro mesi dopo, nel febbraio 1840. All’inizio, il principe consorte fu tenuto lontano sia dalla politica che dall’amministrazione; d’altra parte i ruoli erano stati ben definiti dalla regina: a lei il potere e a lui il compito di fare di Vittoria una donna completa ed una madre di famiglia. La situazione cambiò quando Lord Melbourne fu sostituito da Sir Peel Robert. Se Lord Melbourne apparteneva al partito dei Whigs e quindi di idee imperialiste care all’aristocrazia fondiaria, il nuovo ministro proveniva dal partito dei Tories e quindi di idee isolazioniste, associa molto efficace per appianare le difficoltà relazionali fra il nuovo ministro e la regina. Con la nascita del secondo figlio, fu licenziata la governante e Alberto ottenne lo statuto politico di consigliere privato della regina a cui egli tanto aspirava. La coppia offrì, per più di venti anni di matrimonio, un modello di famiglia esemplare, mettendo al mondo nove figli e facendo dimenticare i precedenti re così dissoluti anche se la popolarità della regina non fu costante. Per esempio, quattro anni di carestia in Irlanda le valsero il soprannome disonorante di “regina carestia”. Tuttavia la politica internazionale era l’ambito in cui essa intendeva far valere sopra ogni cosa le sue prerogative reali, spesso per questo in contrasto con le iniziative di Lord Palmerston. Fra i suoi successi più significativi devono essere segnalati l’ Entente Cordiale con la Francia, da sempre nemico dell’ Inghilterra, e l’espansione coloniale che conobbe pochi insuccessi. Poco a poco, l’insieme delle colonie inglesi arrivò a formare un vasto impero gelosamente protetto dalla corona a tal punto che nel 1876, Vittoria aggiunse al suo titolo quello di Imperatrice delle Indie.
L’entusiasmo della regina per la gestione del regno, conobbe un punto di arresto con la morte del principe consorte, avvenuta nel dicembre 1861, a soli quarantadue anni. Da questo momento in poi, Vittoria ricorse sempre più all’istituto della delega e cercò di sottrarsi ai suoi compito ufficiali. Ciò che le interessava era soprattutto far costruire monumenti in ricordo del consorte e di occuparsi dei propri figli e parenti dispersi in tutte le corti europee. Inviava ai figli lunghe lettere con le quali dispensava consigli in ambito educativo e si mostrava attenta alle alleanze matrimoniali che avrebbero potuto contrattare i suoi nipoti. In pratica viveva in una sorta di letargia da cui Lord Palmerston, il re del Belgio, suo zio ed i ministri Gladstone et Disraeli cercavano di farla uscire, ma inutilmente. Anche il popolo provava incomprensione per il suo comportamento senza contare che intratteneva delle relazioni sempre più strette con uno scozzese, John Brown, entrato a suo servizio da poco, il che suscitava non poche maldicenze. Essa era legata a quest’uomo soprattutto perché la introdusse allo spiritismo che le permetteva di comunicare con il marito estinto. Comunque John Brown era molto fedele alla regina a tal punto che la salvò da un attentato, l’ultimo dei sei che mise al rischio la vita della sovrana. L’uomo morì nel 1883, Vittoria provò un immenso dolore, ma non cessò di circondarsi di confidenti, tutti giovanotti aitanti. Le decesso di John Brown comportò un mutamento nella vita della regina vittoria: non più vita reclusa o lunghi soggiorni nei vari castelli inglesi di proprietà della corona. Essa inizio a viaggiare e a fare periodi di villeggiatura all’estero, soprattutto in Francia sulla Costa Azzurra. Il giubileo del 1887, segnò il ritorno della regina alla vita politica, ma soprattutto il giubileo di diamante di dieci anni più tardi, consacrò la regina come simbolo della potenza imperiale britannica e della sua influenza sulla scena politica. Bisogna tuttavia sottolineare che Vittoria non accettò con lo stesso entusiasmo tutti i cambiamenti di cui era stata testimone durante il suo lungo regno:
- il suo puritanesimo, chiamato vittoriano, stava scomparendo con
- l’ammissione del divorzio e una certa libertà accordata alla donna,
- la classe operaia costituiva ormai la maggioranza della popolazione,
- la tradizionale aristocrazia veniva sostituita poco a poco dai rappresentanti del commercio e dell’industria,
- le invenzioni e il progresso della scienza e della medicina avevano cambiato notevolmente le condizioni di vita.
Nel 1899, essa fu testimone della guerra che, in Africa del Sud, oppose i Boeri agli Inglesi con la decisione massiccia degli Irlandesi di arruolarsi per combattere nel Transvaal. Morì il 22 gennaio 1901.
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