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Concetto di vittoria mutilata


L’accezione di crisi non ha per forza un significato negativo; mette fortemente in discussione dei modelli precedentemente utilizzati. La guerra è un momento in cui questa crisi, che era già in atto, accelera la storia. La guerra è come un catalizzatore della storia. Le problematiche in Italia sono: la questione della conferenza di Versailles, quindi della pace. L’Italia avrebbe dovuto ottenere l’Istria e la Dalmazia, lasciando la città di Fiume agli austro-ungarici. La Iugoslavia (nuovo stato) reclama la Dalmazia. Wilson vuole applicare il principio di nazionalità e in Dalmazia gli italiani erano una forte minoranza; sarebbe quindi dovuta spettare agli slavi. C’è uno scontro in cui Wilson fa muro su questa cosa e Sonnino si oppone. L’Italia abbandona per protesta la conferenza. I due politici sono abbastanza abili nel far questo: tornano lamentandosi di una vittoria mutilata, in particolar modo per quanto riguarda la città di Fiume. In realtà l’Italia aveva avuto tanto: eliminato il principale nemico (Austria), ottenuto l’Istria e una parte della Dalmazia.
Ancora una volta si mostra la debolezza della politica: la vittoria mutilata incendia una parte dell’opinione pubblica e Gabriele D’Annunzio decide di organizzare una spedizione, composta in particolar modo da arditi (le forze speciali dell’epoca), per prendere in mano Fiume, senza il permesso dello stato. Il 19 settembre 1919 D’Annunzio occupa Fiume. Qui lo scrittore sperimenta metodi d’approccio che verranno utilizzati dal fascismo, come il grido fascista. L’esperienza fiumana dura poco perché l’esercito italiano decide di porre fine a questa storia. C’è addirittura uno scontro a fuoco. La città di Fiume diventa città libera. Mussolini sfrutta il contesto di critica verso i politici dopo l’esperienza di Fiume.
C’è una crisi economica molto pesante per diversi problemi:
- Problema demografico: 1,2 milioni di vittime su una popolazione di 36 milioni di abitanti.
- Debito pubblico che esplode per le spese belliche; lo stato risponde svalutando la lira: stampando più moneta per poter pagare le spese di guerra. Stampando più moneta, iniettando soldi nelle tasche degli italiani, con la produzione che rimane ferma, la domanda aumenta ma l’offerta no; i prezzi di conseguenza salgono.
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