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Dopo la Prima Guerra Mondiale l’Italia era afflitta da problemi di tutti i tipi, soprattutto sociali ed economici. Infatti la vittoria non aveva portato solo vantaggi ma anche tensioni.
Nelle campagne vi erano continue rivolte contadine e occupazioni di terre incolte, perché erano alla fame.
La guerra ebbe dei costi altissimi, l’economia era disastrata: ad esempio i salari erano bassi e quindi nelle fabbriche vi erano “lotte”, scioperi e occupazioni.
Il 1919 e il 1920 venne chiamato il Biennio Rosso: ci fu un’enorme ondata di manifestazioni sotto l’egida del Partito Socialista, in particolare della CGIL, uno dei sindacati più importanti in quel periodo era la FIOM (Federazione Italiana Operai Metallurgici).
Le rivolte, le occupazioni, gli scioperi e le manifestazioni preoccuparono la borghesia e i proprietari terrieri.
Vi era inoltre una grande tensione politica: delle decisioni dei trattati di pace che hanno seguito la guerra, l’Italia non era soddisfatta, infatti voleva, oltre che Istria e il fittizio controllo sulle colonie, anche la Dalmazia e Fiume (città libera), ma non gli vengono concesse.

Vittorio Emanuele Orlando (primo ministro) e Sonnino (ministro degli esteri), avevano addirittura abbandonato la conferenza.
Gabriele D’Annunzio, riguardo a ciò disse che era stata una vittoria mutilata.
Orlando e Sonnino ricorsero a Wilson, che nei suoi Quattordici Punti stabilì che ci doveva essere il principio di nazionalità, per il quale l’Italia doveva ottenere le terre secondo la composizione demografica: Fiume era abitata principalmente da italiani ma Dalmazia no, quindi si contraddicevano.
Nel settembre del 1919 D’Annunzio radunò un piccolo esercito chiamato I Legionari, composto soprattutto da volontari e alcuni militari, e con esso va ad occupare la città di Fiume.
Nel novembre del 1919 ci sono delle elezioni a suffragio maschile, nelle quali calano i liberali e aumentano i socialisti, ma si afferma il nuovo partito del sacerdote Don Luigi Sturzo: il Partito Popolare Italiano (Partito Cattolico).
A capo dello stato non c’è più Orlando, a causa del fallimento della questione dei trattati, ma Francesco Saverio Nitti (liberale moderato), si trovò in una situazione politica difficile da gestire, infatti essendoci una netta maggioranza di socialisti massimalisti fu costretto a dimettersi.
Nel 1920 torna Giolitti che dovette risolvere la situazione di tensioni sociali e politiche.
Riesce a firmare una trattato, chiamato Trattato di Rapallo con la Jugoslavia, con il quale venne confermata l’Istria all’Italia, la Dalmazia alla Jugoslavia tranne la città di Zara, importante centro, che andò all’Italia;
Fiume venne mantenuta città libera, e l’esercito italiano la bombardò per far andare via i Legionari di D’Annunzio, nel Natale del 1920 (Natale di Sangue).
Per quanto riguarda la questione sociale Giolitti lasciò sgonfiare le occupazioni e gli scioperi, egli sapeva che i socialisti erano quasi tutti massimalisti rivoluzionari ma essi in fondo non avevano nulla di rivoluzionario, erano tranquilli, c’è così una crisi del Partito Socialista.
Nel 1920 nacque a Torino un gruppo di intellettuali che in seguito darà vita al Partito Comunista, ne facevano parte Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti e Umberto Terracini. Questa associazione pubblicò un giornale: “Ordine Nuovo” in cui elaborarono una teoria sui consigli di fabbrica (soviet russi).
Durante il congresso di Livorno nel gennaio del 1921 vi è una scissione del Partito Socialista Italiano, a seguito di ciò Amedeo Bordiga, Gramsci, Togliatti e Terracini, fondarono il Partito Comunista d’Italia.
Per quanto riguarda la destra, dal 1919 Mussolini, prevalentemente nazionalista, era stato espulso dai socialisti, e si accorge che la piccola borghesia soffre mentre quella alta ha paura delle rivolte.
Nel marzo del 1919 fonda il Movimento dei Fasci di Combattimento (che viene chiamato Fascismo Diciannovista), che oltre a componenti di destra ha caratteristiche anche di sinistra.
Questo movimento paramilitare inizia a manifestare, ad organizzare azioni violente contro sedi di sindacati, di giornali socialisti e delle Leghe Rosse (associazioni di contadini)
Questi gruppi che formavano il Movimento dei Fasci erano composti da ex-combattenti, contadini e proprietari terrieri, corpi specializzati reduci dalla guerra (Arditi), piccoli borghesi, molti giovani che volevano cimentarsi in qualcosa di eroico, ed erano guidati da alcuni capi, i Ras (termine etiope).
Quest’associazione ebbe molta fortuna, piu che altro perché i socialisti ai quali andavano contro erano mal organizzati . Lo stato, all’inizio, non si interessava di queste cose, infatti Giolitti non interviene, avevano molti finanziamenti dei proprietari terrieri e della borghesia industriale .
Giolitti, in questo periodo commise un grave errore: pensò di poter usare quest’organizzazione per riuscire a riottenere la maggioranza alle elezioni del 1921, contro cattolici, socialisti e comunisti, sancisce un accordo con Mussolini, secondo il quale avrebbe fatto entrare nei Blocchi Nazionali i fascisti (detti fascisti liberali), per ottenere più voti (siccome i fascisti erano molto appoggiati), solo che non la ottenne.
I fascisti però riuscirono ad entrare in Parlamento con 35 seggi con a capo lo stesso Mussolini.
Non avendo ottenuto la maggioranza Giolitti si dimette e il governo fu affidato al leader riformista Ivanoe Bonomi, il quale, radunando fascisti e socialisti, propone un accordo di pace, accettato da Mussolini, secondo il quale si dovevano astenersi per un po’ di tempo dalle azioni violente.
Nel novembre del 1921 fonda definitivamente il Partito Nazionale Fascista, e ottiene sempre più finanziamenti.
Nel febbraio del 1922 Luigi Facta sale al potere al posto di Bonomi, il quale si dimise a causa dei continui disordini.

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