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Politica della Sinistra Storica


Fino al 1876 l’Italia fu guidata dalla Destra storica, che lascerà in seguito alla presa di potere della Sinistra, alcuni problemi:
• Un governo troppo centralizzato nell’amministrazione, con scarsi margini di autonomia locale\regionale;
• Calo demografico causato dall’emigrazione; (soprattutto verso l’America)
• Iniqua tassa sul macinato che colpiva fortemente le popolazioni del Sud;
Nel 1875 a Stradella, Agostino de Pretis, leader della Sinistra storica, enuncia il programma della Sinistra:
• Riforma Fiscale che prevedeva l’eliminazione della tassa sul Macinato;
• Qualche autonomia alle amministrazioni locali\regionali;
• Scuola elementare obbligatoria e gratuita;
• Estensione del diritto di voto,
De Pretis verrà letto nel 1876 in quanto gli elettori ripongono fiducia nel suo programma politico, ed egli rimarrà in carica per 10 anni (fino al 1876).

• De Pretis affrontò il problema dell’analfabetismo con la Legge Coppino, che dopo la Legge Casati, che si dimostrò essere fallimentare, fu la prima a rendere l’istruzione obbligatoria per due anni e fissava sanzioni a genitori inadempienti;
• Riguardo la riforma elettorale egli propone il suffragio universale maschile, purché l’elettore sappia leggere e scrivere, ma questo fu anche il motivo del cambiamento quasi nullo della base elettorale.
• Il Leader di Sinistra adotterà anche la pratica del Trasformismo, cioè crea una serie di alleanze per avere la maggioranza in parlamento, questo però lo portò a rapporti clientelari legati a favoritismi, che mise in cattiva luce la sua politica come corrotta;

Ma nel Trasformismo politico ci fu anche un lato positivo, cioè che permise di affrontare questioni urgenti che con un’opposizione troppo forte non sarebbero state risolte velocemente, come l’abolizione della tassa sul macinato (per cui la Destra era a favore) che fu positivo per il popolo povero ma fece lievitare il debito pubblico.
Per contrastare la depressione economica si capì che non era più valido il principio del liberismo economico, per cui l’economia si sarebbe “regolamentata da sola” ma serviva un intervento esterno, quindi c’è una tendenza a proteggere lo stato e i suoi consumi con dei dazi doganali, che permise lo sviluppo e il favoreggiamento di industrie tessili siderurgiche e alimentari. Per il popolo però non fu così positivo, perché approfittando della situazione, i proprietari di queste proto-industrie aumentavano i prezzi dei cereali e dei manufatti, sapendo che in circolazione c’erano solo quelli italiani.
Nel 1884 ci fu un’inchiesta detta “Iacini” sulle campagne del meridione, che rilevò uno stato di estrema arretratezza, non c’erano investimenti a causa del latifondismo, nessuno aveva la possibilità di uscire fuori dal suo stato di lavoratore non guadagnando soldi, ma direttamente cibo. Il senatore Iacini, promotore dell’inchiesta, ritiene che la situazione del meridione sia drammatica sia economicamente che politicamente: la politica di De Pretis aveva aggravato la situazione poiché con i dazi doganali aveva favorito le industrie al Nord con il rimbalzo della povertà al Sud.
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