Opinioni sulla guerra - papa Benedetto XV


Contro la brutalità della guerra solo poche voci si fanno sentire. I pochi partiti socialisti che hanno rifiutato la guerra e quelli dei paesi neutrali indicono due conferenze in Svizzera, una si era tenuta nel settembre del 191 a Zimmerwald mentre l'altra nell'aprile del 1916 a Kienthal.
In entrambe ci sono seri dissensi sui possibili obiettivi politici che si dovrebbero cercare di perseguire una volta che la guerra sia finita. In entrambe, comunque, la conclusione principale è un nuovo appello all'internazionalismo proletario e alla lotta rivoluzionaria contro l'ordine borghese. L'invito rivolto ai soldati è ad abbandonare le armi oppure ad impiegarle per una rivoluzione sociale. Con finalità del tutto diverse più di una volta si alza la voce di Papa Benedetto XV (1914-22). Divenuto Papa il 3 settembre del 1914 egli esprime subito tutta la sua contrarietà alla guerra, posizione che ribadisce anche più nettamente nell'agosto del 1917 quando fa pervenire ai capi degli Stati coinvolti nella guerra una nota nella quale avanza proposte per una pace che non abbia né vinti né vincitori, né annessioni ne risarcimenti. Né gli inviti alla ribellione dei socialisti, né gli appelli alla pace del papà hanno alcun effetto. Certo non sui governi belligeranti ma nemmeno su gran parte dell'opinione pubblica. Non su moltissimi vescovi e preti, che benedicono i reparti combattenti o si pongono esplicitamente al fianco degli eserciti della propria nazione. Ma nemmeno sui molti militanti socialisti, prima operai o contadini adesso soldati al fronte, che non sono nemmeno sfiorati dall'idea di usare le armi che hanno in mano per una rivoluzione sociale. Del resto, più in generale, per tre anni filati e cioè fino al 1917 quasi a nessuno viene in mente di reagire protestare oppure ammutinarsi.

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