Nuove tecniche agricole


La produzione agricola ebbe un notevole impulso dalla rivoluzione industriale. Nelle campagne comparvero le prime macchine agricole (la prima mietitrice meccanica è del 1812). Si fece sempre più ricorso alla chimica per la produzione di prodotti fertilizzanti. Le tecniche di irrigazione migliorarono sensibilmente. Anche i governi intervennero con opere di bonifica e di ampliamento della rete di irrigazione. Con queste poche righe due storici inglesi ci descrivono il cambiamento che avvenne nelle campagne: “Un contadino che fosse vissuto tra il 1770 e il 1850 in una delle fattorie più progressiste avrebbe potuto assistere, durante la sua vita, al completo rinnovamento dell’agricoltura: l’aratro di fabbricazione industriale prendeva il posto di quello fabbricato nel vilaggio; la semente, prima sparsa a mano, era ora posta nei solchi dalle seminatrici; le piantagioni venivano zappate con macchine trainate da cavalli, e macchine complicate sostituivano la falce e il falcetto per mietere”. Coltivazione estensiva: si basa soprattutto sull’ampiezza, l’estensione appunto, della terra. Questo tipo di coltivazione era caratteristica del Medioevo e dei primi secoli dell’età moderna, quando le tecniche agricole erano molto arretrate e l’unico fattore in grado di determinare una maggiore o minore produzione era la quantità di terra. Coltivazione intensiva: si basa sull’applicazione di tecniche che migliorano la fertilità del terreno e dunque la resa. Questo sistema è più produttivo di quello estensivo e si è affermato nel passaggio dall’età moderna a quella contemporanea.
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