Video appunto: Nobiltà e borghesia
Franklin fu un imprenditore americano che partecipò alla guerra d’indipendenza: è evidente in lui l’incarnazione del mito statunitense del self-made man e quello umanistico dell’homo faber fortunae suae, secondo cui l’uomo è in grado di raggiungere il successo basandosi solamente sulle proprie forze. In questo ideale si rivedono i membri della classe borghese, le cui uniche possibilità erano lavorare e investire al fine di elevare la propria condizione economica e sociale oppure soccombere ai potenti.
Tale stile di vita, fatto di laboriosità, impegno e acume, definisce un nuovo sistema valoriale, ben diverso da quello aristocratico, essendo i nobili abituati a riscuotere le proprie rendite senza sforzo alcuno, in virtù di un vago diritto di nascita e di una superiorità teorica e formale.

All’aristocrazia, legata alla tradizione e alla consuetudine, da cui traeva, da secoli, il proprio potere, ed estranea ai concetti di lavoro e fatica, le idee e i valori “borghesi” risultano sconosciuti e impensabili. Chi si è dovuto costruire da solo, invece, non si ferma solo al rendiconto del proprio guadagno, ma ricerca nuovi modi per reinvestirlo e reimpiegarlo: ogni secondo questa fortuna può essere incrementata, per cui il tempo diviene a sua volta assai prezioso. Nella mentalità imprenditoriale l’oziosità, tipica condizione nobiliare, denunciata da Parini, annienta questa catena di continua generazione del profitto. Nella costante ricerca del guadagno, Franklin rivela la sua mentalità imprenditoriale, ma ancor prima borghese, di cui condivide gli ideali come la laboriosità, la perspicacia, la razionalità e il calcolo accorto e minuzioso non solo del guadagno effettivo, ma anche di quello potenziale.