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LE LEGGI SICCARDI

Una vicenda chiave nell’ascesa politica di Cavour furono le leggi Siccardi (dal nome del deputato) che prevedevano una serie di interventi su norme specifiche che riguardavano la Chiesa in primis perché gli uomini di Chiesa che erano accusati di alcuni reati non sarebbero più stati giudicati da un tribunale speciale ma da uno civile e soprattutto prevedevano l’abolizione degli ordini dei gesuiti e dei gesuitanti, che si erano eretti a paladini della antica tradizione filosofica e scientifica messa in discussione dagli illuministi.
Così vi fu un duplice effetto di tali leggi, che passarono grazie ad un intervento in aula di Cavour, anche se si registrò una spaccatura all’interno del parlamento, allora formato da un ceto elevato e che si divideva in destra estrema, moderata, sinistra estrema e moderata, che portò ad una crisi di governo: con tali leggi da una parte vennero eliminati i gesuiti che rappresentavano dal punto di vista della concezione dei nemici dei nuovi ideali europei e dall’altra tutti i beni degli ordini vennero incamerati dalla stato cosi che si poterono risanare le finanze pubbliche e far respirare le casse dello stato danneggiate dalla guerra precedente. Tale espediente verrà adottato anche in due altre occasioni: dopo la guerra di Crimea nel 55, ed infine una terza volta: una ricorrenza non casuale che giustifica come tale espediente fu usato soprattutto dopo ingenti spese dello stato per una guerra

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