Concetti Chiave
- L'URSS ha raggiunto l'industrializzazione e la collettivizzazione forzata attraverso tre piani quinquennali, trasformandosi nella terza potenza industriale mondiale ma affrontando significativi sprechi e disfunzioni.
- La collettivizzazione forzata ha costretto i contadini a unirsi a cooperative e aziende statali, utilizzando mezzi repressivi che hanno provocato una severa diminuzione della produzione agricola.
- Stalin ha consolidato il suo potere attraverso un sistema gerarchico e centralizzato, avvalendosi di purghe e repressioni contro oppositori e dirigenti, culminando nel Grande Terrore.
- Negli anni '20, l'URSS ha cercato di normalizzare le relazioni internazionali, ma successivamente si è isolata; la crescente minaccia nazista ha spinto Stalin verso una politica di apertura verso le democrazie occidentali.
- Le purghe staliniste hanno portato all'eliminazione di molti oppositori e alla creazione del Gulag, un sistema concentrazionario con un tasso di mortalità elevato tra i detenuti.
Industrializzazione e collettivizzazione forzata
Si cercò di forzare i tempi dell’industrializzazione e collettivizzare l’agricoltura, tali obbiettivi vennero raggiunti con tre 3 piani quinquennali: il primo nel ‘28-32, il secondo fino al ’37, il terzo interrotto dalla seconda guerra mondiale. Dal ’28-32 la produzione manifatturiera aumentò costantemente, facendo divenire l’Urss la terza potenza industriale del mondo(dopo USA e Germania), con gravi sprechi e disfunzioni. Importante fu il processo di ‘ruralizzazione’, molti contadini divennero operai. Alla fine del ’29 Stalin lanciò un offensiva per la collettivizzazione forzata dell’agricoltura, tentando di costringere i contadini a entrare in aziende cooperative(Kolchoz) e statali(sovchoz); inoltre si mirò ad eliminare i kulachi come classe. Tali risultati si ottennero con mezzi repressivi, dall’esproprio dei fondi alla deportazione di massa e fucilazione; con la reazione contadina che dimezzarono le semine e ridussero il bestiame, lavorando il minimo possibile. Per sopperire alla mancanza di rifornimenti delle città si ricorse alle ‘campagne per gli ammassi’(violente requisizioni di grano) i cui proventi furono destinati in parte alle città e in parte all’esportazione in cambio di macchine per l’industria.
Industrializzazione forzata e collettivizzazione nelle campagne.
Si cercò di forzare i tempi dell’industrializzazione e collettivizzare l’agricoltura, tali obbiettivi vennero raggiunti con tre 3 piani quinquennali: il primo nel ‘28-32, il secondo fino al ’37, il terzo interrotto dalla seconda guerra mondiale. Dal ’28-32 la produzione manifatturiera aumentò costantemente, facendo divenire l’Urss la terza potenza industriale del mondo(dopo USA e Germania), con gravi sprechi e disfunzioni. Importante fu il processo di ‘ruralizzazione’, molti contadini divennero operai. Alla fine del ’29 Stalin lanciò un offensiva per la collettivizzazione forzata dell’agricoltura, tentando di costringere i contadini a entrare in aziende cooperative(Kolchoz) e statali(sovchoz); inoltre si mirò ad eliminare i kulachi come classe. Tali risultati si ottennero con mezzi repressivi, dall’esproprio dei fondi alla deportazione di massa e fucilazione; con la reazione contadina che dimezzarono le semine e ridussero il bestiame, lavorando il minimo possibile. Per sopperire alla mancanza di rifornimenti delle città si ricorse alle ‘campagne per gli ammassi’(violente requisizioni di grano) i cui proventi furono destinati in parte alle città e in parte all’esportazione in cambio di macchine per l’industria.
Qual è il potere di Stalin e le purghe?
Fino alla metà degli anni ’30, Stalin fu l’espressione di un gruppo dirigente e il suo potere non fu assoluto. Lo stato e il partito comunista assunsero una struttura gerarchica e centralizzata, dove obbedienza e conformismo divennero virtù e strumenti di promozione sociale. Il termine ‘deviazionista’ venne usato per accusare i vecchi oppositori, nuovi dirigenti, costretti ad autocritiche umilianti per evitare l’espulsione e l’esilio in Siberia. Con Stalin socialismo e statalismo coincisero: obbiettivo era quello di uno ‘stato onnipotente’,tutore del sistema gerarchico prodotto dall’industrializzazione. Con l’apertura dell’autocrazia, Stalin si basò su un rapporto diretto con la polizia politica, esercitando un controllo illimitato sull’amministrazione statale e su un partito ormai privo di potere. Nel ’34 con l’assassinio di Kirov, e un ondata repressiva contro i ‘trockisti’, iniziò il periodo delle ‘purghe’(espulsione dal partito con la perdita del lavoro), che divenne più brutale nel ’36 con il processo-farsa contro 16 oppositori,(tra cui Zinov’ev e Kamenev), che portò a giustiziare tutti gli imputati. Poi toccò a Bucharin nel 37-38, e a trockij nel ’40, oltre alla vecchia guardia bolscevica, nelle purghe scomparve gran parte della dirigenza stalinista(arrestata e deportata nei campi di lavoro forzato). Il sistema concentrazionario sovietico, prese nel ’31 il nome di Gulag(dove il tasso di mortalità, per stenti ed epidemie raggiunse il 30%). Si affermarono un’ortodossia laica e una liturgia di massa, basate sul culto di Stalin, cui contribuirono sia le parodie giudiziarie del ’36-38(fondate sulla confessione e sul pentimento dei colpevoli), sia il recupero dei simboli della tradizione zarista(Ivan il terribile e Pietro il Grande). Nel ’38 la destituzione e l’esecuzione di Nikolaj Ezov(capo delle NKVD che aveva diretto la fase culminante della repressione), segnò la fine del ‘Grande terrore’.
Politica estera dell'URSS negli anni '20 e '30
Negli anni ’20 l’URSS adottò una politica estera per normalizzare le relazioni internazionali con gli stati capitalistici, senza rinunciare al ruolo di perno della rivoluzione mondiale. In seguito i partiti comunisti dei diversi paesi, allineati alle direttive di Mosca dal V Congresso del ’24,furono epurati e interamente subordinati alla politica estera sovietica. Negli anni del primo piano quinquennale l’URSS si chiuse in un isolamento da cui uscì nel ’34. L’aggressività e l’antisovietismo della Germania nazista e del Giappone spinsero Stalin a una politica estera distensiva e di apertura alle democrazie occidentali.(politica dei ‘fronti popolari’ per l’alleanza tra comunisti,socialisti e radicali creatasi in Francia nel ’34). Negli anni successivi si ebbe una svolta nella politica estera, nel ’39 dopo l’invasione tedesca della Cecoslovacchia, Stalin stipulò un trattato di non aggressione alla Germania, per la sua diffidenza per Francia e Gran Bretagna e per l’impreparazione dell’armata rossa decimata dalle purghe. Tale patto non servì ad evitare l’attacco tedesco nel ’41 all’URSS, non avendolo previsto, e solo dopo tale aggressione venne ripresa la politica della lotta per la libertà dal fascismo.
Domande da interrogazione
- Quali furono gli obiettivi principali dell'industrializzazione e della collettivizzazione forzata in URSS?
- Come si manifestò il potere di Stalin e quali furono le conseguenze delle purghe?
- Quale fu il ruolo della collettivizzazione forzata nella vita dei contadini?
- Come si sviluppò la politica estera dell'URSS negli anni '20 e '30?
- Quali furono le conseguenze del trattato di non aggressione tra URSS e Germania nel 1939?
Gli obiettivi principali erano forzare i tempi dell'industrializzazione e collettivizzare l'agricoltura, raggiunti attraverso tre piani quinquennali, con l'URSS che divenne la terza potenza industriale mondiale, nonostante gravi sprechi e disfunzioni.
Il potere di Stalin si manifestò attraverso un controllo illimitato sull'amministrazione e il partito, culminando nelle purghe degli anni '30, che portarono all'espulsione e giustizia di molti oppositori, creando un clima di terrore e repressione.
La collettivizzazione forzata costrinse i contadini a unirsi in aziende cooperative e statali, portando a una reazione che ridusse drasticamente la produzione agricola e causò violente requisizioni di grano per rifornire le città.
Negli anni '20, l'URSS cercò di normalizzare le relazioni con gli stati capitalistici, ma si isolò durante il primo piano quinquennale; successivamente, la minaccia della Germania nazista portò a una politica estera distensiva e a un'alleanza con le democrazie occidentali.
Il trattato di non aggressione, stipulato da Stalin per la sua diffidenza verso Francia e Gran Bretagna, non prevenne l'attacco tedesco del 1941, segnando un fallimento della politica estera sovietica e portando a una ripresa della lotta contro il fascismo.