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L’impresa etiopica


Nell’aprile 1935 Mussolini iniziò a preparare la cosiddetta “impresa etiopica”, cioè l’aggressione all’Impero etiopico, che allora era uno Stato indipendente appartenente al continente africano.
Quali furono i moventi dell’impresa etiopica?
Mussolini voleva rivendicare la sconfitta che gli italiani avevano subito ad Adua nel 1896 e far passare in secondo piano, almeno momentaneamente, i problemi di natura economica e sociale dell’Italia.
L’invasione dell’Etiopia ebbe inizio all’inizio dell’ottobre del 1935 e, proprio sul principio dell’aggressione, Francia e Gran Bretagna condannarono l’azione di Mussolini e fecero in modo che il Consiglio della Società delle nazioni imponesse delle sanzioni all’Italia. Queste sanzioni consistevano principalmente nel divieto di esportare in Italia qualunque tipo di merce che potesse servire nell’industria di guerra.
Le sanzioni, ovviamente, impegnavano soltanto gli Stati che facevano parte della Società delle Nazioni (quindi non Usa e Germania) e questo limitò la loro efficacia. Anzi, Mussolini riuscì a trarre dalle sanzioni il vantaggio di poter presentare il Paese come vittima di una “scongiura internazionale”, e questo non fece altro che allontanare l’Italia dalle altre potenze democratiche, Francia e Gran Bretagna.
In molti parteciparono all’impresa etiopica, tanto che si ebbe una vera e propria mobilitazione popolare, certamente più ampia di quella che aveva caratterizzato la spedizione in Libia nel primo decennio del ‘900.
Sul piano militare l’impresa etiopica fu contrastata dalla grande resistenza degli etiopici che, guidati da Hailé Selassié si batterono per più di sette mesi, nonostante il loro esercito fosse peggio equipaggiato di quello italiano (che, invece, poteva disporre di una aviazione quasi d’avanguardia).
Il 5 maggio 1936 gli italiani guidati da Pietro Badoglio entrarono in Addis Abeba: quattro giorni dopo, il 9 maggio l’Etiopia poteva dirsi conquistata,
La conquista dell’Etiopia fu un successo per Mussolini, ma alla lunga diventò un peso per gli italiani, perché di fatto era un paese povero di risorse naturali.

Dopo la conquista dell’Etiopia Mussolini intervenne, inebriato dal successo etiopico, anche nella guerra di Spagna e, soprattutto, iniziò ad avvicinarsi a Hitler.
L’avvicinamento Italia-Germania portò, nell’ottobre del 1936, alla firma dell’Asse Roma-Berlino. Si trattava non di un’alleanza militare (per quella bisognò aspettare il Patto d’acciaio del 1939), quanto piuttosto di un patto di amicizia.
Nell’Asse Roma-Berlino Mussolini vedeva un mezzo di pressione sulle potenze democratiche occidentali, in realtà l’unico effetto della vicinanza di Mussolini a Hitler fu negativo: Mussolini ne fu sempre più condizionato, al punto da dover accettare passivamente tutte le sue iniziative.
Nell’autunno 1937 l’Italia aderì a un accordo, passato alla Storia come Patto Anticomitern, stipulato nel 1936 da Germania e Giappone.
La subordinazione di Mussolini a Hitler fu confermata dalla firma, nel maggio 1939, del Patto d’acciaio, patto di formale alleanza tra Germania e Italia.
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