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La Guerra Fredda (1950-1970)

La distensione – l’equilibrio del terrore


La guerra di Corea rappresenta il punto culminante della guerra fredda e soprattutto il passaggio a livello mondiale del contrasto ideologico Est-Ovest che fino ad ora aveva interessato solo USA, EUROPA e URSS.
Nel 1953, negli Stati Uniti sale al potere Eisenhower.
Con il nuovo presidente, gli armamenti nucleari vengono sviluppati e gli USA iniziano interventi militari in alcuni paesi del Terzo Mondo, questo per impedire che la decolonizzazione in atto apra le porte all’URSS in quei paesi che un tempo facevano parte dei vari imperi coloniali. A volte, tali interventi sono clandestini, tramite la Cia, (il più potente servizio segreto americano) per destabilizzare i governi contrari a gli Usa come succede in Iran per rovesciare un governo che voleva essere indipendente dall’Occidente. In quest’ottica, si ha un anche intervento in Guatemala i
Nella seconda metà degli anni Cinquanta, inizia una certa distensione fra URSS e USA. Infatti, nel 1955 si tiene la Conferenza internazionale di Ginevra che costituisce un primo passo verso una coesistenza pacifica fra i due blocchi, chiamata anche distensione.
In realtà, non si ha la fine del bipolarismo USA/URSS, bensì una specie di equilibrio basato sul terrore. Infatti, in quegli anni le grandi potenze
• dispongono di missili intercontinentali con testate nucleari che sono in grado di colpire il nemico
• possiedono la bomba atomica e la bomba H (USA, Urss, Cina, Gran Bretagna e Francia)
Di conseguenza si ha la corsa verso l’equilibrio nucleare di cui fa parte anche la gara per la conquista dello spazio e la corsa all’influenza sugli stati del Terzo Mondo, da poco usciti dal colonialismo.

I tentativi di repressione sovietici


Nonostante la distensione, uno degli obiettivi più importanti dell’ URSS era mantenere compatto il Blocco orientale. Infatti le repressioni ordinate da Stalin avevano anche lo scopo di scoraggiare eventuali tentativi di deviazione dal modello sovietico, come invece era già successo con il maresciallo Tito in Jugoslavia.
Tuttavia, non mancano tentativi di repressione in alcuni paesi della cortina di ferro:
1) giugno 1953 - carri armati sovietici intervengono a Berlino per reprimere una rivolta di operai che chiedono un aumento di salario e soprattutto l’indipendenza dall’ URSS
2) 1956 – in Polonia viene organizzato uno sciopero che ben presto acquista un carattere antisovietico. In questo caso, però, l’ URSS preferisce arrivare ad un compromesso accettando di mettere al governo polacco un dirigente comunista non stalinista
3) 1956 – Rivoluzione ungherese. Essa parte da una protesta degli studenti ed arriva a dichiarare l’uscita dal Patto di Varsavia. Chruščëv teme che la rivolta si diffonda, che possa mettere in crisi l’egemonia sovietica e pertanto ordina all’esercito di intervenire.
I carri armati entrano così a Budapest e la rivolta è soffocata nel sangue.
Il dramma di Budapest suscitò diverse critiche e fece capire, anche nell’opinione pubblica di sinistra, che il mito socialista dell’URSS non avrebbe potuto essere realizzato.
Dopo questi fatti sanguinosi, il governo sovietico si rende conto che qualcosa deve cambiare e che il rapporto con gli stati “satelliti” va modificato. Infatti il Cominform viene sciolto, ai governi degli stati satelliti (Romania, Ungheria, Bulgaria, Cecoslovacchia e Polonia) è concessa maggiore autonomia e possono avere rapporti economici e politici con gli stati del Blocco occidentale. Questi contatti con gli standard di vita dell’Europa occidentale crea negli abitati dell’ URSS e degli stati satelliti un’ esigenza di riforme e un desiderio di maggior liberta politica. E’ per questo che il numero dei berlinesi che lasciano la Berlino est verso la Berlino ovest aumenta, con conseguenze economiche piuttosto gravi. Per far fronte a queste”fughe”, nel 1961, le autorità della Germania orientale, decidono di costruire un muro che divide la città in due parti, decisione che solleverà molta indignazione e che comunque dimostra che il modello socialista era fallito.
Nel 1964, Chruščëv viene destituito e gli succede Brežnev.
Il periodo di Brežnev congela tutte le speranze di rinnovamento che erano timidamente apparse durante il periodo di Chruščëv: ogni dissenso viene represso, e le occasioni di apertura verso l’Occidente ridotte. Fra gli interventi più significativi, abbiamo la dottrina della “sovranità limitata”, cioè l’URSS può intervenire militarmente in quei paesi satelliti in cui il socialismo viene messo in discussione

La Primavera di Praga


Nel 1968, in Cecoslovacchia, si ha un tentativo di introdurre una forma nuova di socialismo, con maggiore libertà politica e di mercato e con abolizione della censura. Esso fu chiamato “un socialismo dal volto umano”, e tale movimento prende il nome di “Primavera di Praga”. Tuttavia l’URSS, temendo una ripercussione a catena su tutti gli altri stati satelliti del regime sovietico, invia le truppe del Patto di Varsavia che ristabiliscono l’ordine con la forza, a cui fa seguito un periodo di repressione
L’episodio di Budapest, la necessità della costruzione di un muro a Berlino e la Primavera di Praga dimostrano che il modello socialista era fallito perché si aggrappava ad un ordine autoritario, ormai perdente.
Comunque, nello stesso periodo, anche gli USA perdono di credibilità a causa della guerra del Vietnam e non sono più considerati come il simbolo della libertà.
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